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Abbas Araghchi, ministro degli esteri Iran, Vladimir Putin, Presidente Russia

Iran, Araghchi incontra Putin mentre Hormuz resta bloccato: “Gli Usa hanno fatto fallire i colloqui”

Vertice di due ore a San Pietroburgo. Merz attacca Washington: “Un’intera nazione umiliata dalla leadership iraniana”. Reuters: solo sette navi transitate nello stretto contro una media di 140 al giorno prima della guerra. Israele riprende i raid in Libano
martedì, 28 Aprile 2026
3 minuti di lettura

Il negoziato tra Stati Uniti e Iran resta in stallo, mentre Mosca prova a rientrare nel dossier mediorientale. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato ieri a San Pietroburgo il presidente russo Vladimir Putin, dopo la tappa in Pakistan e il mancato incontro con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Il colloquio, durato quasi due ore secondo Ria Novosti, si è svolto nella Biblioteca presidenziale. Araghchi ha accusato Washington di avere impedito un’intesa. “L’approccio americano ha fatto sì che il precedente round di negoziati, nonostante alcuni progressi, non raggiungesse i suoi obiettivi a causa di richieste eccessive”, ha detto. Commentando le parole di Donald Trump, che si è definito “vincitore”, il ministro iraniano ha aggiunto: “Non ha raggiunto un singolo obiettivo. Ecco perché chiede i colloqui e ora stiamo valutando questa opzione”. Putin ha assicurato il sostegno diplomatico russo. “Da parte nostra, faremo tutto ciò che risponde ai vostri interessi, a quello di tutti i popoli della regione affinché questa pace venga raggiunta il prima possibile”, ha dichiarato. Araghchi ha ribadito che i rapporti tra Teheran e Mosca sono “un partenariato strategico di altissimo livello” e “saranno rafforzati”.

Hormuz resta paralizzato

Il nodo centrale resta lo Stretto di Hormuz. Secondo Reuters, almeno sette navi hanno attraversato la rotta nelle ultime 24 ore, contro una media di 140 passaggi giornalieri prima dell’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio. Il Centcom ha riferito che le forze statunitensi hanno ordinato a 38 navi di invertire la rotta o rientrare in porto. La Bbc, citando Intertanko, parla di circa 2.400 marittimi bloccati su oltre 105 petroliere, “senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa”. Teheran valuta intanto una legge per formalizzare il controllo militare dello stretto. Ebrahim Azizi, capo della commissione sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, ha detto che le forze armate sono già responsabili della rotta e vogliono vietare il passaggio di “navi ostili”. Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, ha parlato di una “responsabilità condivisa” con l’Iran e della necessità di “soluzioni concrete per garantire una libertà di navigazione duratura”. Dall’Italia, Antonio Tajani ha detto di avere parlato con il ministro iraniano e con il segretario di Stato americano Marco Rubio per “accelerare i tempi” di un accordo. “Siamo pronti come Italia a intervenire con la nostra Marina Militare per sminare lo Stretto di Hormuz”, ha aggiunto.

Europa critica Washington

In Europa crescono le critiche alla gestione americana della crisi. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accusato Washington di non avere “una strategia convincente”. “Non basta solo entrarci, bisogna anche uscirne”, ha detto agli studenti di Marsberg. Poi l’affondo: “Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, soprattutto da queste cosiddette Guardie Rivoluzionarie”. Ursula von der Leyen ha escluso per ora una revoca delle sanzioni contro Teheran: “È troppo presto. Dobbiamo prima vedere un cambiamento fondamentale”. A Strasburgo Roberta Metsola ha denunciato la repressione interna in Iran. “Nella nebbia della guerra e nonostante il cessate il fuoco, il regime iraniano continua a perpetrare esecuzioni arbitrarie e a detenere dissidenti”, ha detto, chiedendo la liberazione di Narges Mohammadi e Nasrin Sotoudeh.

Raid in Libano, tensione a Gaza e Cisgiordania

Sul fronte libanese, Israele ha ripreso ad attaccare obiettivi di Hezbollah nel sud del Paese e nella valle della Bekaa. Secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso ieri almeno 14 persone e ferito 37. Le Idf hanno rivendicato l’eliminazione di tre membri di Hezbollah e la distruzione di oltre 50 infrastrutture del gruppo, compreso un complesso sotterraneo. Hezbollah ha risposto annunciando che continuerà la “resistenza difensiva” e che non deporrà le armi. Il presidente libanese Joseph Aoun ha replicato al leader di Hezbollah Naim Qassem, contrario ai negoziati diretti con Israele. “Ciò che stiamo facendo non è tradimento. Il tradimento è commesso da coloro che portano il proprio Paese in guerra per servire interessi stranieri”, ha detto. Poi ha aggiunto: “Non accetterò di raggiungere un accordo umiliante”. A Gaza, le Idf hanno annunciato di avere demolito negli ultimi mesi 14 chilometri di tunnel di Hamas nel nord della Striscia e di avere ucciso circa 70 presunti miliziani. Wafa ha riferito che un quindicenne palestinese è stato ucciso in un attacco israeliano a Beit Lahiya. In Cisgiordania, la Mezzaluna Rossa ha denunciato il ferimento di un quattordicenne palestinese colpito da una pietra durante un attacco di coloni vicino a Jalud, a sud di Nablus.

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