L’Unione europea ha sbloccato il prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e, parallelamente, ha dato il via libera anche al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La decisione è arrivata ieri al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti dei Ventisette, dopo mesi di stallo dovuti ai veti di Ungheria e Slovacchia. Entrambi i provvedimenti dovranno ora completare la procedura scritta per l’adozione definitiva da parte del Consiglio, attesa nel pomeriggio di oggi 23 aprile.
Secondo il piano europeo, le risorse dovrebbero essere erogate in due tranche annuali da 45 miliardi tra il 2026 e il 2027. La presidenza di turno cipriota ha rivendicato il risultato, sottolineando di essersi “adoperata senza sosta affinché l’Ue continui a sostenere con determinazione l’Ucraina e a esercitare pressioni sulla Russia”. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas aveva anticipato la svolta già martedì da Lussemburgo. “Mi aspetto una decisione positiva sul prestito da 90 miliardi nelle prossime 24 ore”, aveva dichiarato, parlando di “nuovo slancio” dopo le elezioni ungheresi e invitando i governi europei ad accelerare anche sulle sanzioni e sugli altri dossier rimasti congelati.
Zelensky: segnale giusto
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore il via libera europeo, definendolo “il segnale giusto nelle circostanze attuali”. Su X ha ribadito che “la Russia deve porre fine alla sua guerra” e che questo potrà avvenire solo se “il sostegno all’Ucraina e la pressione sulla Russia saranno sufficienti”. Nelle ore precedenti Zelensky aveva collegato il dossier finanziario alla questione energetica, annunciando che Kiev aveva riparato l’oleodotto Druzhba danneggiato dalla guerra. “L’Ue ha chiesto all’Ucraina di ripararlo. Lo abbiamo fatto. Ci auguriamo che anche l’Ue rispetti gli impegni presi”. Il ripristino dell’oleodotto ha contribuito a sbloccare il negoziato con Budapest, che da mesi legava il proprio via libera anche alla sicurezza delle forniture energetiche.
Il nodo Druzhba
Sul fronte energetico, da Mosca è arrivato però un segnale opposto. Il vicepremier russo Alexander Novak ha confermato che dal 1° maggio saranno sospese le spedizioni di petrolio kazako verso la Germania attraverso l’oleodotto Druzhba, ufficialmente per ragioni “tecniche”. Anche Berlino ha confermato la misura, spiegando che non sarà più autorizzato il transito di greggio kazako verso la raffineria tedesca PCK tramite territorio russo. La decisione arriva nel pieno della nuova tensione sui mercati energetici.
Caso Solovyev, solidarietà di Zelensky a Meloni
Forte eco anche per gli insulti rivolti alla premier Giorgia Meloni dal conduttore russo Vladimir Solovyov, che l’ha definita tra l’altro “idiota patentata”. Palazzo Chigi ha ribadito la posizione dell’esecutivo, mentre diverse forze politiche hanno espresso solidarietà. È intervenuto anche Zelensky: “Tutto il mio rispetto a te, Giorgia, e a tutta l’Italia. I miserabili propagandisti russi non riusciranno certo a distogliere l’attenzione di chi ha come bussola la difesa degli interessi nazionali del proprio Paese”. Poi il ringraziamento finale: “Grazie a te e a tutti gli italiani per questa posizione così chiara”.
Nuovi attacchi nella notte
Sul terreno la guerra è proseguita senza sosta. Lo Stato maggiore ucraino ha riferito di aver colpito in Crimea il centro di controllo del traffico navale Striletskyy della Flotta russa del Mar Nero a Sebastopoli, oltre a postazioni di comando e basi per droni nelle regioni russe di Kursk e Belgorod e nei territori occupati del Donetsk. Da parte russa, nuovi raid con droni hanno colpito infrastrutture civili e logistiche ucraine. A Zaporizhzhia un attacco contro un’area ferroviaria ha ucciso un macchinista assistente. Danni anche al porto di Odessa, dove sono stati colpiti moli, magazzini e infrastrutture ferroviarie. Mosca ha invece denunciato un’incursione ucraina con droni sulla città industriale di Syzran, nella regione di Samara. L’area ospita una delle principali raffinerie russe, già colpita in precedenti incursioni contro obiettivi energetici. Secondo le autorità locali sarebbero rimaste ferite almeno dodici persone, tra cui due bambini.





