Il Parlamento britannico ha approvato in via definitiva la legge che introduce un divieto di fumo a vita per tutti i cittadini nati dal 2009 in poi, una delle misure più radicali mai adottate nel Regno Unito in materia di salute pubblica. Il provvedimento, sostenuto dal governo ma approvato con un voto trasversale, stabilisce che chi appartiene a queste generazioni non potrà mai acquistare legalmente sigarette o altri prodotti del tabacco, creando di fatto una soglia anagrafica destinata a spostarsi ogni anno. La norma, presentata come un investimento a lungo termine sulla salute collettiva, mira a ridurre drasticamente l’incidenza delle malattie legate al fumo e i costi sanitari associati.
Secondo le stime del Ministero della Salute, il divieto potrebbe prevenire migliaia di decessi nei prossimi decenni e contribuire a liberare risorse per il sistema sanitario nazionale. Il governo ha definito la legge “una svolta storica”, sottolineando che il Regno Unito si colloca così tra i Paesi più ambiziosi nella lotta al tabagismo. La misura ha però suscitato un acceso dibattito politico e sociale. Alcuni parlamentari hanno criticato il provvedimento come eccessivamente paternalistico, sostenendo che rischi di creare un mercato nero e di limitare le libertà individuali.
Le associazioni mediche, al contrario, hanno accolto con favore la decisione, definendola un passo necessario per proteggere le nuove generazioni da un prodotto che continua a essere una delle principali cause di morte evitabile. Sul fronte economico, i rivenditori di tabacco temono un impatto significativo sulle vendite, mentre il governo ha annunciato programmi di sostegno per accompagnare la transizione. Con l’approvazione della legge, il Regno Unito si avvia verso un futuro in cui il fumo potrebbe diventare un’abitudine residuale, confinata alle generazioni più anziane e destinata a scomparire nel lungo periodo.





