Il nuovo primo ministro ungherese ha sorpreso le cancellerie europee esortando apertamente la Gran Bretagna a valutare un ritorno nell’Unione Europea, un appello che arriva in un momento in cui il governo di Keir Starmer sta intensificando gli sforzi per rivedere profondamente l’assetto post‑Brexit. Durante un incontro con i media internazionali, il leader ungherese ha definito la Brexit “una perdita per l’Europa e per il Regno Unito”, sottolineando che un riavvicinamento sarebbe “nell’interesse strategico di entrambe le parti”. Le sue parole hanno immediatamente alimentato il dibattito politico a Londra, dove il tema resta altamente sensibile. Parallelamente, Starmer sta portando avanti una strategia che punta a riallineare il Regno Unito agli standard europei in diversi settori, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli attriti commerciali e ricostruire un rapporto più stabile con Bruxelles.
Tuttavia, il primo ministro ha evitato di votare su una mozione relativa all’adozione formale delle regole comunitarie, scelta interpretata da alcuni osservatori come un tentativo di mantenere un equilibrio tra le pressioni interne e la necessità di rassicurare i partner europei. La sua posizione, pur prudente, indica una volontà crescente di superare le rigidità del periodo immediatamente successivo all’uscita dall’UE.
La presa di posizione del premier ungherese aggiunge un ulteriore elemento di complessità. Pur non rappresentando una linea ufficiale dell’Unione Europea, il suo invito riflette il desiderio di alcuni Stati membri di vedere Londra nuovamente integrata nel progetto europeo, soprattutto in un contesto geopolitico segnato da tensioni globali e dalla necessità di rafforzare le alleanze occidentali. Allo stesso tempo, la questione rischia di riaccendere divisioni interne nel Regno Unito, dove l’opinione pubblica rimane divisa sul futuro dei rapporti con Bruxelles.





