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Usa-Iran, colloqui incerti a Islamabad. Trump esclude proroga della tregua, l’Ue prepara sanzioni su Hormuz

Usa-Iran, colloqui incerti a Islamabad. Trump esclude proroga della tregua, l’Ue prepara sanzioni su Hormuz

Colloqui incerti tra smentite su arrivi di Vance e Ghalibaf. Il presidente Usa: “Vogliamo un grande accordo”, ma i militari sono “impazienti di partire”. Teheran chiede l’allentamento del blocco navale, l’Ue prepara nuove sanzioni
mercoledì, 22 Aprile 2026
2 minuti di lettura

A Islamabad i preparativi per un nuovo round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran sono proseguiti tra posti di blocco, misure di sicurezza rafforzate e versioni contrastanti sulla presenza delle delegazioni.

L’Associated Press, citando funzionari regionali, ha riferito che i mediatori pakistani si attendevano nelle prime ore di mercoledì l’arrivo del vicepresidente americano J.D. Vance e del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. La tv di Stato iraniana ha però negato che funzionari di Teheran fossero già partiti, mentre il ministro pakistano dell’Informazione Attaullah Tarar ha detto di non avere ancora conferme ufficiali sulla partecipazione iraniana.

La Cnn ha inoltre riferito che Vance ieri era ancora impegnato in ulteriori riunioni alla Casa Bianca, rinviando di fatto la partenza prevista per Islamabad. Donald Trump, in un’intervista a CNBC, ha escluso una proroga della tregua, affermando che Washington punta a “un grande accordo” e avvertendo che, senza un’intesa rapida, gli Stati Uniti sono pronti a riprendere gli attacchi. Reuters riferisce che Trump ha detto che i militari sono “impazienti di partire”, mentre il capo degli Stati maggiori riuniti Dan Caine ha confermato la disponibilità a riprendere “operazioni di combattimento su vasta scala” con preavviso immediato. Secondo la Cnn, alcuni consiglieri della Casa Bianca hanno ammesso che le continue uscite pubbliche del presidente stanno complicando i negoziati e alimentando la sfiducia di Teheran.

Teheran sfida il blocco

L’Iran pone come condizione per un reale avanzamento dei colloqui l’allentamento del blocco navale americano. Teheran non ha chiuso del tutto alla mediazione pachistana, ma i media vicini ai Pasdaran hanno rilanciato toni apertamente bellici, sostenendo che il Paese sia pronto a “un altro inferno” per Stati Uniti e Israele se la guerra dovesse riprendere. Tasnim ha sostenuto che una petroliera iraniana sarebbe riuscita a rientrare passando per Hormuz nonostante il blocco americano. Reuters ha inoltre riferito che gli Usa hanno abbordato una petroliera iraniana in acque internazionali, in un ulteriore salto di tensione. Le tensioni sullo Stretto continuano ad alimentare la volatilità dei prezzi energetici e l’incertezza dei mercati finanziari.

Ue, sanzioni e misure energetiche

Da Lussemburgo, l’Unione europea ha cercato di coniugare pressione politica e tutela dei traffici commerciali. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha annunciato un accordo politico per ampliare il regime sanzionatorio europeo contro chi viola la libertà di navigazione, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione formale al Consiglio Affari esteri dell’11 maggio. “La libertà di navigazione non è negoziabile”, ha dichiarato, definendo “irresponsabili” i continui cambi di posizione sull’apertura o chiusura dello Stretto di Hormuz. Kallas ha anche chiesto più risorse per la missione navale Aspides, indicata come lo strumento più rapido per proteggere il traffico marittimo nella regione. Nello stesso Consiglio, però, non era attesa alcuna decisione su Israele, nonostante le pressioni di Spagna e Irlanda per sospendere o limitare l’Accordo di associazione Ue-Israele.

In Germania il cancelliere Friedrich Merz ha assicurato che “la situazione del mercato è tesa, ma le forniture in Germania sono garantite”, aggiungendo che Berlino si prepara a un possibile peggioramento con strumenti dedicati alla sicurezza energetica. Il governo tedesco ha già concordato un taglio temporaneo di circa 17 centesimi al litro sulle accise di diesel e benzina. Restano inoltre gli allarmi sul carburante aereo: secondo Reuters, citando l’Agenzia internazionale dell’energia, l’Europa potrebbe iniziare a vedere carenze fisiche di jet fuel entro giugno se non riuscirà a sostituire una quota sufficiente delle forniture mediorientali.

Israele resta attivo su Libano e Iran

Mentre l’attenzione diplomatica era concentrata su Islamabad, Israele ha continuato a muoversi su più fronti. Reuters ha riferito che, nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti entrato in vigore giovedì scorso, l’esercito israeliano ha ordinato ai residenti del sud del Libano di restare lontani da una fascia di territorio al confine e dall’area del Litani, consolidando così la propria presenza militare. Il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour ha denunciato nuove demolizioni di abitazioni e infrastrutture nel sud del Paese “come a Gaza”. Nella stessa giornata, Netanyahu ha rivendicato che l’operazione contro l’Iran avrebbe impedito “un altro Olocausto” e, secondo media israeliani, ha ribadito che Israele “non ha finito il lavoro” in Iran.

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