L’Ucraina ha completato i lavori di riparazione dell’oleodotto Druzhba e l’infrastruttura “può riprendere a funzionare”, ha annunciato Volodymyr Zelensky, spiegando che l’intervento è stato concluso “come concordato nelle comunicazioni con l’Unione Europea”, pur senza garanzie contro nuovi attacchi russi.
Il corridoio energetico resta cruciale per Ungheria e Slovacchia, tra i Paesi europei più esposti ai flussi del Druzhba. Kiev punta alla ripresa entro fine aprile, mentre fonti ungheresi indicavano ieri un possibile riavvio già in giornata. La riapertura dell’oleodotto era uno dei motivi di scontro con l’Ungheria di Orban, che ha imposto più volte il veto sul prestito europeo da 90 miliardi di euro atteso da Kiev.
L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha detto che l’Ue si aspetta “decisioni positive” sul prestito nella giornata di mercoledì 22 aprile, sottolineando che il sostegno finanziario è cruciale anche come segnale politico: la Russia, ha osservato, non deve poter contare sul logoramento più rapido dell’Ucraina.
La Commissione europea ha spiegato di aver completato il lavoro tecnico necessario per procedere “senza indugi” all’erogazione una volta ottenuto il via libera del Consiglio. Secondo il commissario europeo Valdis Dombrovskis, la prima tranche dei fondi potrebbe arrivare tra fine maggio e inizio giugno. Sulla stessa linea anche diversi ministri degli Esteri europei, che chiedono insieme allo sblocco del pacchetto un nuovo giro di sanzioni contro Mosca. Il piano è destinato a coprire una parte rilevante delle necessità di bilancio ucraine per il biennio 2026-2027.
Pressioni Ue su Mosca
Kiev continua intanto a sollecitare maggiore pressione economica sulla Russia. Al Consiglio Affari Esteri dell’Ue il ministro Andrii Sybiha ha indicato tre priorità: sbloccare i 90 miliardi, approvare un ventesimo pacchetto di sanzioni e far avanzare il percorso europeo di Ucraina e Moldova.
Berlino ha chiesto esplicitamente che il prestito non resti bloccato e che Budapest ritiri il veto, mentre da Madrid il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha definito un “errore madornale” qualsiasi ripensamento sul piano per azzerare gradualmente le importazioni energetiche dalla Russia. Nello stesso quadro il Consiglio Ue ha varato nuove sanzioni contro due entità russe, Euromore e Pravfond, accusate di sostenere propaganda e disinformazione del Cremlino.
Guerra dell’energia
Nel frattempo proseguono gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche. Reuters scrive che la Russia ha dovuto ridurre in aprile la produzione di petrolio di circa 300-400 mila barili al giorno rispetto ai livelli medi dei primi mesi dell’anno, anche per effetto dei raid ucraini su porti e raffinerie e dell’interruzione del Druzhba. Sul Mar Nero, dopo l’attacco del 20 aprile, nel porto di Tuapse l’incendio non era ancora del tutto domato e la raffineria collegata ha sospeso le operazioni a tempo indeterminato.
Secondo fonti del settore citate da Reuters, Mosca valuta inoltre di sospendere dal 1° maggio le forniture di petrolio kazako dirette alla Germania attraverso il ramo settentrionale dello stesso oleodotto. Durante la notte, secondo una fonte del servizio di sicurezza ucraino citata da Reuters, droni di Kiev hanno colpito un impianto di distribuzione petrolifera nella regione russa di Samara. Sul lato ucraino, un nuovo attacco russo con droni ha lasciato senza elettricità circa 54 mila persone nel distretto di Nizhyn, nella regione di Chernihiv.
Difesa antimissile
Sul terreno politico e militare il confronto resta durissimo. Zelensky ha dichiarato di aver analizzato “in dettaglio i piani di guerra aggiornati della Russia” e di aver approvato nuove operazioni ucraine, sostenendo che il rallentamento della pressione sanzionatoria abbia alimentato “un parziale aumento delle ambizioni militari russe”. In parallelo, il presidente ucraino ha rilanciato l’obiettivo di costruire entro un anno un sistema europeo di difesa antimissile antibalistica, per ridurre la dipendenza dai Patriot statunitensi, sempre più richiesti anche in Medio Oriente.
Putin rilancia gli obiettivi militari
Da Mosca, Vladimir Putin ha ribadito che la Russia “porterà a termine tutti i compiti dell’operazione militare speciale” e che nelle aree di confine continuerà la creazione di una “zona di sicurezza”.
Il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov ha sostenuto che dall’inizio dell’anno le forze russe abbiano conquistato 1.700 chilometri quadrati di territorio ucraino, pari allo 0,28% del Paese, mentre mappe filo-ucraine citate da Reuters stimano un’avanzata molto più limitata, circa 600 chilometri quadrati, lo 0,1% del territorio nazionale. È uno dei tanti scarti tra narrativa russa e valutazioni indipendenti che continuano a segnare questa guerra.





