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Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina
Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Zelensky contro gli Usa: “Il petrolio russo finanzia la guerra”

Kiev attacca la decisione di Washington di prorogare fino al 16 maggio la sospensione delle sanzioni sul greggio di Mosca. Per il Presidente ucraino quei 10 miliardi di dollari possono trasformarsi in droni e missili
lunedì, 20 Aprile 2026
2 minuti di lettura

La guerra in Ucraina torna a incrociare il nodo dell’energia. E stavolta nel mirino di Volodymyr Zelensky finisce la scelta degli Stati Uniti di lasciare aperta, ancora per qualche settimana, una finestra sulle esportazioni di greggio russo. Il Dipartimento del Tesoro americano ha deciso infatti di prorogare fino al 16 maggio la sospensione di gran parte delle sanzioni sul petrolio di Mosca, una misura motivata con la crisi energetica innescata dalle tensioni in Medio Oriente. Per Kiev, però, quella decisione rischia di trasformarsi in un aiuto indiretto al Cremlino. Una scelta che non piace per niente allo stesso Zelensky: “Ogni dollaro speso per il petrolio russo è denaro per la guerra”, ha scritto su X. Secondo il numero uno di Kiev l’allentamento delle restrizioni non corrisponde né alla situazione sul campo né ai segnali arrivati finora dalla diplomazia. A suo giudizio, Mosca ottiene di nuovo la possibilità di vendere il proprio petrolio senza pagare un prezzo economico immediato, recuperando risorse che finiscono poi nelle operazioni militari.

Per Zelensky, in pratica, in gioco non ci sono soltanto barili e mercati. Ci sono circa 10 miliardi di dollari che, secondo Kiev, possono trasformarsi rapidamente in droni, missili e bombe.

Attacchi continui

Il Presidente ucraino lega direttamente quella cifra all’ultima settimana di guerra. In sette giorni, ha detto, la Russia ha colpito il Paese con oltre 2.360 droni, più di 1.320 bombe guidate e quasi 60 missili. L’attacco più grave ha colpito Chernihiv, dove un raid di droni russi ha ucciso un ragazzo di 16 anni e ferito altre quattro persone. La città ha riportato danni estesi.
Nelle stesse ore, però, il conflitto si è spostato anche oltre il confine. Nel sud della Russia, a Taganrog, un impianto che produce droni per l’esercito russo è andato in fiamme dopo un attacco missilistico ucraino.

Attacco armato

A Kiev, intanto, resta aperto un altro fronte, interno questa volta. Zelensky ha promesso di chiarire ogni aspetto dell’attacco armato avvenuto ieri nella capitale, costato la vita ad almeno sei persone. Secondo il presidente l’uomo che ha aperto il fuoco aveva incendiato un appartamento prima di scendere in strada armato. Aveva precedenti penali, era nato in Russia e aveva vissuto a lungo nella regione di Donetsk. Nell’attacco sono rimaste ferite almeno 14 persone, tra cui un ragazzo di 12 anni: “Ma il numero potrebbe aumentare”.

Piano diplomatico

Intanto il petrolio resta al centro dello scontro. Dall’Ungheria Viktor Orban ha fatto sapere che Kiev sarebbe pronta a riaprire da domani le forniture attraverso l’oleodotto Druzhba, ma solo se Budapest ritirerà il veto al prestito europeo da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. “Niente petrolio, niente soldi”, ha scritto Orbán su X, lasciando intendere che il blocco ungherese potrebbe cadere soltanto dopo il ripristino delle forniture.

Nuovo allarme

Mentre la guerra si intreccia sempre più con l’energia, dal Nord Europa arriva un altro segnale di allarme. Il Capo di Stato maggiore svedese, il generale Michael Claesson, ha avvertito che la Russia potrebbe occupare “in qualsiasi momento” una delle isole del Mar Baltico per mettere alla prova la tenuta della Nato. Secondo Claesson non servirebbe una grande operazione militare. Basterebbe occupare una piccola isola, attendere la reazione politica dell’Alleanza e misurare eventuali divisioni. Un’ipotesi che preoccupa soprattutto in un momento in cui Trump continua a mettere in discussione il rapporto tra Washington e gli alleati europei.

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