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Leone XIV: “Chi usa Dio per il potere tradisce la pace”

Leone XIV: “Chi usa Dio per il potere tradisce la pace”

Nella regione anglofona del Camerun il Papa attacca i “signori della guerra”, denuncia il saccheggio delle risorse africane e richiama la fraternità tra cristiani e musulmani
venerdì, 17 Aprile 2026
3 minuti di lettura

Un appello contro la guerra (l’ennesimo), uno contro lo sfruttamento delle risorse dell’Africa (dove è in visita) e un terzo contro l’uso della religione come strumento di potere. Ieri, nel cuore della regione anglofona del Camerun, segnata da anni di violenze, Leone XIV ha scelto la città di Bamenda per uno dei momenti centrali del suo viaggio apostolico in Africa (che si concluderà il 23 aprile). Qui, nella cattedrale di San Giuseppe, durante l’incontro per la pace con la comunità locale tenutosi in mattinata, il Pontefice ha indicato nella fraternità tra cristiani e musulmani il segno più forte nato dalla crisi.

Ha ricordato che, proprio nei territori colpiti dal conflitto, i leader religiosi delle due comunità hanno dato vita a un movimento per la pace con l’obiettivo di mediare tra le parti: “Beati gli operatori di pace. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso”, ha detto il Papa. Un altro messaggio al Presidente americano Donald Trump? Può darsi, di sicuro in molti hanno letto un nuovo ammonimento verso l’uomo più potente del mondo. Il Tycoon, appunto.

Attacco a chi alimenta i conflitti

Il Vescovo di Roma ha attaccato con forza e durezza chi alimenta i conflitti: “I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare”. Il Santo Padre ha poi rivolto un ringraziamento alle donne che assistono le persone colpite dalla violenza: “A questo proposito, il mio grazie va a tutti coloro, in particolare alle donne, laiche e religiose, che si prendono cura delle persone traumatizzate dalla violenza. È un lavoro immenso, invisibile, quotidiano”, le sue parole, per poi collocare il ruolo femminile al centro del percorso di riconciliazione. Secondo il Vescovo di Roma molte donne hanno custodito il tessuto sociale nei villaggi e nelle città della regione, sostenendo famiglie, feriti e sfollati.

Prevost ha poi denunciato anche il saccheggio delle risorse naturali africane e il legame tra sfruttamento economico e traffico di armi: “Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”.

Instabilità deleteria

Per Leone XIV la crisi del Camerun non nasce soltanto da divisioni interne. Alla radice del conflitto, ha spiegato, c’è anche un sistema internazionale che trae vantaggio dall’instabilità: “È un mondo al rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare”. Da qui l’invito alla “conversione”, descritta dal Papa come un cambiamento di direzione capace di sostituire la logica del profitto con quella della fraternità: “Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali”.

Il Pontefice ha quindi proposto una definizione della pace che supera i negoziati e gli accordi politici: “La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come fratello e come sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo soltanto accogliere”.

Una sola famiglia umana

Sua Santità ha quindi insistito sull’idea di una sola famiglia umana, chiamata a custodire “la stessa casa”. Nella parte finale dell’incontro ha richiamato le parole di Papa Francesco contenute nell’esortazione apostolica ‘Evangelii gaudium’: ogni persona, ha ricordato, possiede una missione e può contribuire alla pace nel proprio lavoro, nella scuola, nella politica, nell’assistenza e nella vita quotidiana: “Serviamo insieme la pace”. Poi, rivolgendosi ai presenti, ha aggiunto: “Ringraziamo Dio che questa crisi non sia degenerata in una guerra religiosa, e che stiamo ancora cercando di amarci gli uni gli altri”.

L’incontro si è concluso sul sagrato della cattedrale con una preghiera comune e il lancio di colombe bianche, simbolo di pace.

Basta sfruttamento

Poche ore dopo, nell’omelia della Messa celebrata all’aeroporto internazionale di Bamenda, Prevost ha ripreso i temi affrontati nella cattedrale. Ha parlato della povertà, della crisi alimentare, della corruzione, delle difficoltà del sistema sanitario e scolastico e dell’emigrazione dei giovani. Il Papa ha indicato nel saccheggio dell’Africa da parte di interessi esterni una delle cause principali dell’instabilità del continente: “In nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo”, la sua denuncia. Da qui un nuovo appello al cambiamento: “Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire”.

Il Pontefice successivamente ha invitato i fedeli a non cedere alla rassegnazione e ha richiamato il passo degli Atti degli Apostoli: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini” perché soltanto una fede libera da interessi politici ed economici può aprire una strada di pace.

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