Tre anni di guerra hanno trasformato l’infanzia in Sudan in una lunga emergenza umanitaria. Secondo i dati diffusi dall’Unicef, dall’inizio del conflitto oltre 4.300 bambini sono stati uccisi o mutilati, mentre più di 5.700 gravi violazioni contro i minori sono state verificate dalle Nazioni Unite in tutto il Paese. Il conflitto, entrato ora nel quarto anno, continua a colpire soprattutto i più vulnerabili. Solo tra gennaio e marzo 2026 almeno 245 bambini sono stati uccisi o feriti. Un dato in netto aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le aree più colpite restano gli Stati del Darfur e del Kordofan, dove la violenza è diventata parte della quotidianità. Secondo l’Unicef, quasi l’80 per cento delle uccisioni e delle lesioni riportate dai bambini nel 2026 è stato provocato da attacchi con droni.
Attacchi indiscriminati
“I droni stanno uccidendo e ferendo ragazze e ragazzi nelle loro case, nei mercati, sulle strade, vicino alle scuole e alle strutture sanitarie”, ha dichiarato Eva Hinds, responsabile della comunicazione dell’Unicef in Sudan. “Luoghi che non dovrebbero mai essere presi di mira”. Gli attacchi, sottolinea l’organizzazione, sono sempre più indiscriminati e non si limitano alle zone di combattimento. I bambini vengono colpiti anche mentre si trovano in spazi civili, dove dovrebbero essere al sicuro.
Comunque i numeri ufficiali rischiano di rappresentare solo una parte della tragedia. Le Nazioni Unite avvertono che la continua insicurezza, le difficoltà di accesso e l’isolamento di vaste aree del Paese rendono impossibile verificare molti episodi. Per questo, il bilancio reale delle vittime potrebbe essere ancora più alto.
Sfollamenti
Alla violenza si aggiunge la crisi degli sfollamenti. In tre anni di guerra, più di cinque milioni di bambini sono stati costretti a lasciare le proprie case. Molti hanno dovuto fuggire più volte, seguendo lo spostamento del fronte e la diffusione dei combattimenti. Intere famiglie vivono oggi in campi improvvisati o in rifugi sovraffollati, spesso privi di acqua, cibo e servizi essenziali. La situazione è particolarmente grave nel Darfur, nel Kordofan e in alcune aree dello Stato del Nilo Blu, dove l’accesso umanitario è ostacolato dai combattimenti, dalle infrastrutture distrutte e dai blocchi amministrativi.
Nel frattempo cresce l’emergenza alimentare. Secondo le stime dell’UNICEF, nel 2026 circa 4,2 milioni di bambini in Sudan soffriranno di malnutrizione acuta. Di questi, oltre 825 mila saranno in condizioni gravi, con un rischio concreto di morte in assenza di cure immediate.
Carestia
La carestia è già stata confermata nelle città di Al-Fasher e Kadugli, mentre la situazione sta peggiorando rapidamente anche a Um-Baru e Kernoi. Anni di guerra e continui sfollamenti hanno distrutto i mezzi di sussistenza, interrotto i mercati e compromesso i servizi sanitari e sociali. Anche il sistema scolastico è vicino al collasso. Quasi la metà degli edifici scolastici del Sudan non viene più utilizzata per l’insegnamento: molte scuole sono state chiuse, trasformate in rifugi per sfollati o occupate da gruppi armati.
Le conseguenze sono drammatiche: almeno otto milioni di bambini sono oggi fuori dalla scuola. Un’intera generazione rischia così di perdere non soltanto l’istruzione, ma anche la protezione e la stabilità che la scuola può garantire durante un conflitto.






ONU e ONG dove sono finiti?