I giudici dei tribunali statali di New York e della corte federale hanno deciso di rinviare i rispettivi procedimenti contro Luigi Mangione, creando un nuovo capitolo in una vicenda giudiziaria già segnata da sovrapposizioni, tensioni e accuse incrociate. La scelta arriva dopo settimane di frizione tra le due giurisdizioni, entrambe determinate a portare avanti il proprio caso ma costrette a confrontarsi con un calendario diventato ingestibile. Il nodo principale riguarda la coincidenza delle date: il processo statale per l’omicidio del CEO Brian Thompson è fissato per l’8 giugno, mentre quello federale — che prevede accuse di stalking e altri capi d’imputazione — avrebbe dovuto avviare la selezione della giuria a fine mese, con apertura del dibattimento in ottobre.
Una sovrapposizione che, secondo la difesa, comprometterebbe il diritto dell’imputato a partecipare attivamente a entrambe le fasi, oltre a rendere impossibile per gli avvocati seguire due procedimenti complessi in parallelo. La tensione è esplosa in aula quando Mangione, già sotto pressione per il rischio di pene severissime, ha denunciato quella che definisce una situazione di “doppio pericolo”, lamentando di essere trascinato in “due processi per lo stesso fatto”, nonostante le giurisdizioni siano formalmente distinte.
Il giudice statale Gregory Carro ha confermato la data di giugno, ma ha ammesso che eventuali sviluppi nel procedimento federale potrebbero costringere a un ulteriore slittamento. Sul fronte federale, la situazione è altrettanto fluida: la giudice Margaret Garnett ha recentemente respinto alcune accuse legate alle armi da fuoco, eliminando la possibilità della pena di morte, ma ha mantenuto in piedi i capi d’imputazione più gravi, che potrebbero comunque portare all’ergastolo. La difesa ha chiesto di rinviare l’intero processo a gennaio 2027, sostenendo che la preparazione richiede mesi di lavoro e un coordinamento impossibile con il calendario statale.





