Il governo del Burundi ha confermato che tredici persone sono morte in seguito a una violenta esplosione avvenuta in un deposito di munizioni militari alla periferia di Bujumbura. L’incidente, che ha scosso la capitale nelle prime ore del mattino, ha provocato panico tra i residenti e un’immediata mobilitazione delle forze di sicurezza. Le autorità hanno riferito che l’area è stata rapidamente isolata per evitare ulteriori rischi, mentre squadre specializzate hanno lavorato per mettere in sicurezza ciò che restava della struttura. Secondo le prime ricostruzioni, l’esplosione sarebbe stata causata da un malfunzionamento interno, anche se non si esclude del tutto la possibilità di un errore umano.
Le autorità militari hanno dichiarato che un’indagine è già stata avviata per chiarire l’origine dell’incidente e verificare eventuali responsabilità. L’onda d’urto ha danneggiato edifici vicini e provocato un blackout temporaneo nella zona, mentre numerosi cittadini hanno riferito di aver udito più detonazioni in rapida successione. Il presidente Évariste Ndayishimiye ha espresso cordoglio alle famiglie delle vittime e ha promesso “massima trasparenza” nelle indagini. L’episodio riporta l’attenzione sulla gestione degli arsenali militari nel Paese, già teatro in passato di incidenti legati a esplosivi e munizioni non correttamente stoccate.
Organizzazioni locali per i diritti umani hanno chiesto una revisione urgente delle misure di sicurezza, sottolineando come la vicinanza di depositi militari a zone densamente popolate rappresenti un rischio costante. L’esplosione arriva in un momento di particolare tensione interna, con il Paese impegnato a rafforzare la propria stabilità dopo anni di crisi politica. Mentre le autorità continuano le operazioni di bonifica, cresce la pressione affinché il governo adotti standard più rigorosi per prevenire tragedie simili.





