Donald Trump alza i toni e rivendica il controllo della fase finale del conflitto. Alla cena del National Republican Congressional Committee ha sostenuto che gli Stati Uniti stanno “vincendo alla grande”, accusando i media di diffondere una narrazione opposta.
Secondo il presidente, i negoziatori iraniani sarebbero pronti a un’intesa ma frenati dal timore di ritorsioni interne: “Temono di essere uccisi dalla loro stessa gente”. Poco prima, su Truth, aveva lanciato un ultimatum: comportarsi “seriamente, prima che sia troppo tardi”, perché in caso contrario “non si torna indietro”.
Trump ha anche attaccato la Nato, accusandola di non aver fornito alcun supporto concreto e avvertendo che Washington “non dimenticherà”. In privato, secondo fonti citate dal Wall Street Journal, punta a chiudere la guerra in quattro-sei settimane.
Ma mentre anche Pechino parla di “segnali” favorevoli al dialogo, Teheran continua a negare qualsiasi trattativa diretta e ribadisce che “la guerra finirà quando e come decidiamo noi”. Tra le condizioni iraniane per una tregua emerge anche lo stop alle operazioni israeliane in Libano, segno che il dossier resta regionale e non limitato allo scontro con Washington.
Kharg e Hormuz
Sul terreno strategico, cresce la pressione sull’isola di Kharg, snodo cruciale per l’export petrolifero iraniano. Teheran ha rafforzato le difese temendo un’operazione di terra statunitense.
Secondo Axios, il Pentagono starebbe valutando quattro opzioni per un “colpo finale”, inclusa proprio un’incursione su Kharg. Il controllo dell’isola significherebbe colpire direttamente il cuore economico del Paese.
Parallelamente, l’Iran continua a usare lo Stretto di Hormuz come leva. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato il transito consentito solo ai “Paesi amici” come Cina, Russia e India, mentre per gli altri resta la chiusura. Il Parlamento iraniano lavora a una legge per introdurre un pedaggio sulle navi in transito. Una misura che trasformerebbe il controllo militare in pressione economica diretta.
L’Onu avverte che il blocco prolungato sta già colpendo petrolio, gas e fertilizzanti in un momento cruciale per la stagione agricola globale
Guerra regionale
Il conflitto continua a espandersi. Missili e droni lanciati dall’Iran sono stati intercettati negli Emirati Arabi Uniti, ma frammenti hanno colpito Abu Dhabi causando due morti e tre feriti.
Israele ha risposto con “attacchi su larga scala” in territorio iraniano. Nella notte, secondo media israeliani, è stato ucciso a Bandar Abbas il comandante della Marina dei Pasdaran, Ali Reza Tangsiri, figura chiave nella gestione dello Stretto di Hormuz.
Sul fronte opposto, Teheran ha lanciato nuove ondate di attacchi contro Israele. Missili hanno colpito il centro del Paese e l’area di Tel Aviv, con diversi feriti e danni diffusi. Hezbollah rivendica raid su obiettivi militari sensibili, incluso il quartier generale del ministero della Difesa israeliano.
Il conflitto si estende su più fronti. In Libano è morto un soldato israeliano durante scontri con Hezbollah. La “resistenza islamica” irachena rivendica quasi 600 attacchi contro obiettivi Usa dall’inizio della guerra.
Da Londra, il ministro della Difesa britannico John Healey parla di un asse Mosca-Teheran, sostenendo che la Russia avrebbe fornito intelligence prima del conflitto. Il Cremlino però nega qualsiasi invio di droni.





