Secondo la nota diramata oggi dall’Istat ‘Commercio con l’estero e prezzi all’import’ l’inizio del 2026 si apre con segnali di rallentamento. A gennaio, le esportazioni risultano pressoché stazionarie su base mensile (-0,1%), mentre le importazioni registrano una flessione più evidente (-1,3%). Un equilibrio solo apparente, che nasconde dinamiche divergenti: da un lato crescono le vendite verso l’Unione europea (+1,4%), dall’altro arretrano quelle verso i mercati extra Ue (-1,6%). Lo sguardo si fa più severo se si passa al confronto annuale. Rispetto a gennaio 2025, infatti, l’export cala del 4,6% in valore e del 5,8% in volume, segnalando una contrazione diffusa e non solo legata ai prezzi. Ancora più marcata la discesa delle importazioni (-7,4% in valore), trainata soprattutto dal crollo degli acquisti dai Paesi extra europei (-13,9%), mentre quelli dall’Ue diminuiscono in modo più contenuto (-2,0%).
A pesare sull’export sono soprattutto alcuni comparti chiave dell’industria italiana. Il crollo più evidente riguarda i prodotti petroliferi raffinati (-38,2%), seguiti dai macchinari (-7,3%) e dal settore alimentare (-9,2%). In controtendenza si muovono invece i metalli di base e i prodotti in metallo, che registrano una crescita sostenuta (+17,1%), insieme alla farmaceutica (+5,9%) e, più marginalmente, all’agricoltura (+0,8%). Un segnale che indica come alcune filiere riescano ancora a intercettare la domanda internazionale, nonostante il quadro complessivo debole.
Difficoltà
Anche la geografia degli scambi racconta un’Italia in difficoltà nei mercati tradizionali. Le esportazioni calano verso Francia (-7,5%), Stati Uniti (-6,7%), Germania (-4,8%) e soprattutto Regno Unito (-12,3%). Tengono invece, e anzi crescono con decisione, le vendite verso Svizzera (+15,5%) e Cina (+14,6%), oltre che verso l’Austria (+5,1%). Nonostante questo scenario, il saldo commerciale resta positivo, attestandosi a 1,089 miliardi di euro. Un risultato inferiore rispetto a un anno prima, ma comunque significativo. A contribuire è soprattutto la riduzione del deficit energetico, sceso a -3,466 miliardi dai -4,693 dell’anno precedente. Allo stesso tempo migliora l’avanzo dei prodotti non energetici, che supera i 4,5 miliardi.
Sul fronte dei prezzi, gennaio registra un lieve aumento congiunturale dei prezzi all’import (+0,2%), spinto in particolare dai beni intermedi, come i metalli. Su base annua, però, i prezzi continuano a scendere (-3,3%), ampliando leggermente la flessione già osservata a fine 2025.





