Israele ha intensificato nella notte tra lunedì e martedì i bombardamenti sull’Iran, colpendo Teheran, Shiraz e Tabriz in una nuova fase dell’offensiva. Nel mirino strutture militari, depositi missilistici e infrastrutture per droni. Le Forze di difesa israeliane hanno rivendicato l’uccisione di due figure centrali dell’apparato iraniano, Ali Larijani e Gholam Reza Soleimani, capo delle milizie Basij. Teheran non ha confermato. Sulla sorte di Larijani resta incertezza. Un messaggio attribuito al dirigente, pubblicato circa dieci minuti prima della diffusione della notizia della sua morte, elogia i “martiri” senza chiarire le sue condizioni. Il contenuto appare più come un segnale politico interno che una conferma operativa. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito i raid un colpo diretto al vertice del sistema iraniano: l’obiettivo, ha detto, è “dare al popolo iraniano la possibilità di rovesciare il regime”.
Escalation regionale e tensioni negli Stati Uniti
Il conflitto si estende sul piano regionale. A Baghdad un attacco con droni e missili ha colpito l’ambasciata statunitense, causando almeno quattro morti. Nella stessa notte un drone ha centrato un hotel che ospitava personale italiano. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato l’evacuazione di parte dei militari italiani dall’Iraq, trasferiti in Kurdistan e in rientro verso l’Italia. “Tutti gli altri saranno fatti rientrare a breve”, ha spiegato.
In Libano un raid israeliano nel sud del Paese ha ucciso un soldato e ferito altri quattro, mentre proseguono gli attacchi contro obiettivi legati a Hezbollah. Negli Stati Uniti emergono divisioni sulla guerra. Il capo del centro per l’antiterrorismo, Joe Kent, si è dimesso dichiarando: “Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran”, sostenendo che Teheran non rappresentasse una minaccia imminente. Il presidente Donald Trump ha rivendicato la linea dura e ha escluso il coinvolgimento degli alleati: “Non abbiamo bisogno dell’aiuto della Nato”.
Iran tra repressione interna e opposizione in esilio
All’interno del Paese le autorità iraniane hanno intensificato le operazioni di sicurezza. Secondo l’agenzia Tasnim, 55 persone sono state arrestate con l’accusa di spionaggio a favore di Stati Uniti e Israele, nell’ambito di una più ampia campagna di controspionaggio. Sul piano politico si muove anche l’opposizione. Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha dichiarato di essere pronto a guidare una fase di transizione “non appena la Repubblica islamica cadrà”, annunciando la creazione di un comitato guidato dal premio Nobel Shirin Ebadi per preparare un nuovo assetto istituzionale. I raid hanno colpito anche il patrimonio culturale. Il complesso di Saadabad a Teheran, storica residenza degli Scià, è stato danneggiato dalle esplosioni, secondo fonti iraniane.
Hormuz, pressioni internazionali e allarme umanitario
La guerra ha ripercussioni globali, a partire dall’energia. Lo Stretto di Hormuz resta di fatto bloccato e il presidente del Parlamento iraniano ha avvertito che “la sicurezza che c’era prima non esiste più”. Gli Stati Uniti spingono per un maggiore coinvolgimento internazionale, mentre gli alleati restano cauti. Dall’Unione europea arriva un richiamo alla de-escalation: “La diplomazia è l’unica soluzione possibile per Hormuz”, ha dichiarato l’alto rappresentante Kaja Kallas. Secondo fonti citate da Reuters, diversi Paesi del Golfo starebbero incoraggiando Washington a proseguire l’offensiva contro Teheran, ritenuta ormai “un nemico” nella regione. Sul fronte umanitario, la Cina ha annunciato aiuti di emergenza per Iran, Iraq, Libano e Giordania.
Il Programma alimentare mondiale avverte che, se il conflitto proseguirà, fino a 45 milioni di persone potrebbero cadere in condizioni di fame acuta a causa dell’aumento dei prezzi energetici. L’Onu segnala inoltre una situazione critica nei territori palestinesi. Secondo un rapporto dell’Alto Commissariato per i diritti umani, oltre 36.000 palestinesi sono stati espulsi dalla Cisgiordania in un anno, in quello che viene definito “uno sfollamento di massa senza precedenti”, accompagnato da un aumento delle violenze dei coloni.





