Il debito delle amministrazioni pubbliche italiane continua a crescere. A gennaio ha raggiunto 3.112,3 miliardi di euro, con un aumento di 16,8 miliardi rispetto al mese precedente. È quanto emerge dai dati diffusi dalla Banca d’Italia. L’incremento è legato principalmente alla crescita delle disponibilità liquide del Tesoro, aumentate di 9,5 miliardi fino a 61,9 miliardi, e al fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari a 8 miliardi. In senso opposto hanno invece agito, per 0,8 miliardi, gli effetti legati agli scarti e ai premi all’emissione e al rimborso dei titoli, alla rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e alla variazione dei tassi di cambio.
Guardando alla ripartizione per sottosettori, l’aumento del debito è quasi interamente attribuibile alle amministrazioni centrali, con un incremento di 16,6 miliardi, mentre le amministrazioni locali registrano una crescita più contenuta, pari a 0,2 miliardi. Il debito degli enti di previdenza è rimasto invece sostanzialmente invariato.
Struttura del debito
Sul fronte della struttura del debito la vita media residua dei titoli è rimasta stabile a 7,9 anni. Continua invece a ridursi la quota detenuta dalla Banca d’Italia, scesa al 18,3% dal 18,5% del mese precedente. Per quanto riguarda gli altri detentori, a dicembre la quota in mano ai non residenti è salita al 34,4% (dal 34,3%), mentre quella detenuta dagli altri residenti, in particolare famiglie e imprese non finanziarie, è diminuita al 14,4% (dal 14,5%).
La Banca d’Italia segnala infine che il confronto tra gli incassi del bilancio dello Stato di gennaio 2026 e quelli di gennaio 2025 risulta fortemente disomogeneo per motivi tecnici legati alle contabilizzazioni passate. Questa difformità, precisa l’istituto, dovrebbe essere superata con i dati relativi agli incassi di febbraio.





