L’ondata di polvere che da settimane attraversa l’Asia orientale ha raggiunto l’Europa, trasportata da correnti atmosferiche insolitamente forti che hanno spinto la nube fino al Mediterraneo.
Il fenomeno, monitorato dai centri meteorologici internazionali, ha origine nei vasti deserti della Mongolia e della Cina settentrionale, dove tempeste di sabbia sempre più frequenti sollevano enormi quantità di particolato fine. Normalmente queste masse restano confinate all’Asia, ma una combinazione di venti intensi e condizioni climatiche anomale ha favorito un viaggio transcontinentale che gli esperti definiscono “raro ma non senza precedenti”.
Le prime segnalazioni europee sono arrivate dalla Grecia e dal Sud Italia, dove il cielo ha assunto una tonalità lattiginosa e la visibilità si è ridotta in modo significativo.
Le autorità sanitarie hanno invitato la popolazione più vulnerabile a limitare le attività all’aperto, mentre i servizi meteorologici hanno registrato un aumento delle concentrazioni di PM10 e PM2.5, pur restando per ora entro soglie gestibili.
La nube, spiegano gli esperti, non è composta solo da sabbia: contiene anche particelle industriali e residui chimici raccolti lungo il tragitto, un fattore che desta particolare attenzione.
Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di instabilità climatica. Negli ultimi anni, la desertificazione e la pressione antropica sulle regioni aride dell’Asia hanno intensificato la frequenza delle tempeste di polvere, mentre i cambiamenti nei pattern atmosferici stanno rendendo più probabili trasporti a lunga distanza.
Gli scienziati sottolineano che non si tratta di un’emergenza immediata, ma di un segnale da non sottovalutare: la qualità dell’aria è sempre più influenzata da dinamiche globali, e gli eventi locali possono avere ripercussioni a migliaia di chilometri di distanza. In Europa, i servizi meteorologici prevedono che la nube si attenuerà nei prossimi giorni, dispersa dalle perturbazioni atlantiche.


