Ormai siamo sempre più consapevoli del progredire dei cambiamenti climatici e anche il mese appena concluso non si è sottratto alle evidenti anomalie stagionali, registrando un nuovo record Febbraio 2026, infatti, entra ufficialmente tra i mesi più caldi mai registrati a livello globale. I nuovi dati diffusi dal programma europeo Copernicus indicano che il Pianeta continua a scaldarsi e il ritmo con cui ciò avviene non accenna a rallentare. La temperatura media globale è stata superiore ai livelli dell’era preindustriale, una soglia ormai pericolosamente vicina al limite di 1,5 gradi fissato dall’Accordo di Parigi.
Più esattamente, il mese scorso è stato il quinto febbraio più caldo mai osservato, con una temperatura globale di circa 1,49 gradi sopra i livelli preindustriali, ma il dato diventa ancora più significativo se inserito in un contesto più ampio. Davanti a lui compaiono anni tutti molto recenti. Il record resta al 2024, quando la temperatura superò 1,7 gradi, seguito dal 2016 e dal 2025, entrambi intorno a 1,6 gradi, e dal 2020, vicino alla soglia di 1,5 gradi. Quattro anni concentrati nell’ultimo decennio, che raccontano meglio di qualsiasi grafico la velocità con cui il Pianeta continua a scaldarsi. Anche le temperature degli oceani sono rimaste eccezionalmente elevate con una media globale che ha raggiunto i 20,88 gradi, il secondo valore più alto mai registrato per un mese di febbraio.
Il pianeta sempre più caldo
Il quadro europeo è stato tutt’altro che uniforme. La temperatura media continentale, lievemente negativa e tra le più basse degli ultimi quattordici anni, potrebbe far pensare a un ritorno al passato. In realtà nasconde differenze marcate. L’Europa Occidentale, Meridionale e Sudorientale ha registrato valori superiori alla media, con piogge torrenziali e inondazioni improvvise, che hanno colpito in particolare Francia, Spagna e Italia. Al contrario, la Russia nordoccidentale, i Paesi baltici, la Finlandia e parte della Scandinavia hanno vissuto settimane di gelo intenso, con valori nettamente inferiori alle attese stagionali.
L’Europa, un continente diviso tra piogge e gelo
La distribuzione delle precipitazioni ha mostrato contrasti altrettanto significativi. Gran parte dell’Europa Occidentale e del Sud del continente è stata più umida del normale, mentre l’Europa Centrale, Orientale e Settentrionale ha sperimentato condizioni più secche. Una geografia climatica spezzata, che mette in evidenza un sistema meteorologico sempre più instabile e difficile da prevedere.
Anomalie climatiche su scala globale
A livello globale, anche Stati Uniti orientali, Canada nordorientale, Medio Oriente, Asia centrale e ampie porzioni dell’Antartide orientale hanno registrato temperature ben superiori alle medie stagionali. Secondo gli esperti, questo insieme di anomalie è frutto di un duplice fattore: il contributo crescente dei gas serra immessi in atmosfera e l’effetto di fenomeni climatici naturali come El Niño, che negli ultimi mesi ha contribuito ad aumentare il calore accumulato nelle acque del Pacifico.
Il nuovo clima con cui convivere
Le conseguenze sono evidenti. Episodi di piogge estreme, ondate di gelo localizzate, periodi di siccità improvvisa e l’aumento della temperatura dei mari stanno diventando elementi strutturali del nuovo scenario climatico. E mettono alla prova sistemi agricoli, infrastrutture idriche, città e attività economiche, che non sono progettate per far fronte a una simile volatilità.
Gli scienziati di Copernicus insistono su un punto. La frequenza con cui si registrano nuovi record dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme definitivo. Mantenere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi richiederà interventi più rapidi e incisivi, dalla riduzione delle emissioni alla transizione energetica, fino a misure di adattamento che rendano territori e comunità più resilienti. Se febbraio 2026 conferma qualcosa è che il cambiamento climatico non è più un fenomeno futuro.





