A trent’anni dall’approvazione della legge 109 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, la rete di Libera è scesa oggi in oltre 180 piazze italiane con banchetti, iniziative e raccolte firme. Da Trieste a Palermo, passando per Torino, Genova, Bologna, Roma e Napoli, la campagna “Diamo linfa al bene” celebra l’anniversario della norma nata nel 1996 anche grazie a un milione di firme raccolte da Libera. L’obiettivo della mobilitazione è rafforzare la legge chiedendo che il 2% del Fondo Unico Giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Dall’avvio della campagna sono già oltre 100mila le cartoline firmate, un’iniziativa per rendere più rapidi ed efficaci i processi di recupero e utilizzo degli immobili sottratti alle organizzazioni criminali.
“Questi beni restituiti alla collettività raccontano cosa accade quando una ricchezza sporca viene trasformata in opportunità per i territori”, ha spiegato don Luigi Ciotti, presidente di Libera, sottolineando però la necessità di superare ritardi burocratici e difficoltà finanziarie che spesso rallentano il riutilizzo.
I numeri
Oggi 1.332 realtà della società civile gestiscono beni confiscati in 19 regioni e 448 comuni: soprattutto associazioni (739) e cooperative sociali (282), ma anche scuole, enti pubblici, fondazioni e organizzazioni religiose. La Sicilia è la regione con il maggior numero di soggetti coinvolti, seguita da Campania, Lombardia e Calabria. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, in Italia risultano 23.026 immobili già confiscati e destinati, mentre 20.848 sono ancora in gestione. Le aziende confiscate e destinate sono 1.728, con altre 3.112 ancora in amministrazione.





