La conferenza regionale sui diritti umani prevista a Lusaka è stata annullata all’ultimo momento dopo che il governo dello Zambia ha richiesto agli organizzatori il “pieno allineamento” dell’evento ai cosiddetti “valori nazionali”, una condizione che le ONG coinvolte hanno definito incompatibile con i principi di indipendenza e libertà di espressione. L’iniziativa, che avrebbe riunito attivisti, accademici e rappresentanti istituzionali di diversi Paesi africani, mirava a discutere la protezione delle libertà civili in un contesto regionale segnato da crescenti restrizioni. Secondo fonti vicine all’organizzazione, le autorità zambiane avrebbero chiesto modifiche sostanziali al programma, tra cui la revisione di panel dedicati ai diritti delle minoranze e alla libertà di associazione.
Le richieste, presentate come necessarie per “preservare l’armonia sociale”, sono state percepite dagli organizzatori come un tentativo di limitare il dibattito e di esercitare un controllo politico sui contenuti. Di fronte al rifiuto delle ONG di accettare tali condizioni, il governo ha ritirato le autorizzazioni logistiche, rendendo impossibile lo svolgimento dell’evento. La decisione ha suscitato reazioni immediate da parte di organizzazioni internazionali, che hanno espresso preoccupazione per il clima sempre più restrittivo nei confronti della società civile in Zambia.
Alcuni osservatori sottolineano che l’episodio si inserisce in una tendenza più ampia, in cui diversi governi africani invocano la difesa dei “valori culturali” per giustificare limitazioni alle libertà fondamentali. Per gli attivisti locali, l’annullamento rappresenta un duro colpo: la conferenza avrebbe offerto una rara occasione di confronto regionale su temi spesso marginalizzati nel dibattito pubblico. Resta ora da capire se l’evento potrà essere riprogrammato in un altro Paese o se la vicenda segnerà un precedente destinato a influenzare future iniziative in materia di diritti umani nel continente.





