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IL PRESIDENTE USA DONALD TRUMP MONITORA LE OPERAZIONI MILITARI IN IRANOPERAZIONE EPIC FURY
Il Presidente USA, Donald Trump monitora le operazioni militari in Iran Operazioni Epic Fury

Iran, morti Khamenei e Ahmadinejad. Trump: “48 leader iraniani andati via in un colpo solo”

Insediato un consiglio provvisorio, Araghchi: “Forse tra un giorno o due” il nuovo leader, “Non chiuderemo Hormuz”. Tre militari americani morti nell’operazione “Epic Fury”. Strage in una scuola a Minab con 148 vittime. Spazio aereo chiuso
lunedì, 2 Marzo 2026
2 minuti di lettura

La morte della Guida suprema Ali Khamenei, confermata dai media ufficiali iraniani dopo ore di versioni contrastanti, apre una fase di transizione senza precedenti per la Repubblica islamica e segna un salto di qualità nello scontro con Israele e Stati Uniti. I raid congiunti lanciati nel fine settimana hanno colpito Teheran e altre città. Secondo fonti iraniane, il bilancio complessivo è di “almeno 200 morti”. Il quartiere Pasteur, dove risiedeva Khamenei, è stato centrato da più missili. In serata è stato proclamato il lutto nazionale e attivata la procedura costituzionale per la successione. È stato insediato un consiglio provvisorio composto dal presidente Massoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholam Hossein Mohseni Ejei e dall’ayatollah Alireza Arafi.

L’organismo guiderà il Paese fino alla decisione dell’Assemblea degli Esperti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che “forse tra un giorno o due assisteremo all’elezione di una Guida Suprema” e ha precisato che Teheran “non ha intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz”. In un’intervista televisiva ha aggiunto che, pur avendo perso “diversi comandanti”, “nulla è cambiato nelle nostre capacità militari” e che l’Iran considera le proprie azioni “un atto di autodifesa”. In un messaggio diffuso sui social, Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià, ha invitato le autorità iraniane ad “arrendersi al popolo iraniano” e a “cedere il potere senza ulteriore spargimento di sangue”. Tra le vittime dei raid era stata indicata anche quella dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. L’ufficio dell’ex capo dello Stato ha però smentito ufficialmente la notizia.

Rappresaglie e smentite

Teheran ha risposto con lanci di missili contro obiettivi americani nel Golfo e siti israeliani. Il Corpo delle Guardie rivoluzionarie ha rivendicato un attacco con quattro missili contro la portaerei USS Abraham Lincoln. Il United States Central Command ha replicato che la nave “non è stata colpita. I missili lanciati non l’hanno neanche sfiorata. Continua a operare a sostegno della campagna per difendere gli americani”. Il Centcom ha inoltre confermato che nell’operazione “Epic Fury” sono morti tre militari statunitensi e cinque sono rimasti feriti.

Le principali operazioni di combattimento continuano e il nostro intervento è in corso”, si legge nella nota, che parla di situazione “in continua evoluzione”. Media iraniani riferiscono anche di 43 membri delle forze di sicurezza uccisi in un attacco contro una caserma a Mehran, vicino al confine iracheno. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che “48 leader iraniani se ne sono andati in un colpo solo” e che l’operazione “sta procedendo molto bene, in anticipo sui tempi”. In un’intervista ha aggiunto che la dirigenza iraniana “vuole parlare” e che Washington è pronta a un dialogo.

Escalation regionale

Nuove ondate di attacchi israeliani hanno colpito Teheran, mentre l’esercito ha mobilitato 100mila riservisti aggiuntivi. Secondo le forze armate israeliane, l’uccisione di Khamenei rappresenta il “culmine di uno sforzo sostenuto per eliminare i vertici dell’asse terroristico iraniano”. Nel Golfo, missili diretti verso l’Arabia Saudita sono stati intercettati nei pressi dell’aeroporto di Riad e della base Prince Sultan. Al largo dell’Oman una petroliera battente bandiera delle Isole Marshall è stata colpita da un razzo: un morto. I pasdaran hanno annunciato attacchi contro petroliere americane e britanniche nello Stretto di Hormuz. La Cia avrebbe monitorato per mesi gli spostamenti dei vertici iraniani, condividendo informazioni con Israele prima dei raid.

Strage a Minab e spazio aereo chiuso

Nel sud dell’Iran, a Minab, un’esplosione ha devastato una scuola femminile causando 148 morti e 95 feriti. L’edificio si trova a breve distanza da una base militare. Israele ha dichiarato di non avere operazioni nell’area, mentre il Centcom ha assicurato che le segnalazioni di vittime civili sono oggetto di verifica. La crisi ha paralizzato il traffico aereo. Diversi Paesi della regione hanno chiuso lo spazio aereo e oltre 1.800 voli sono stati cancellati, con gli hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha bloccati.

ITA Airways ha sospeso i collegamenti con Tel Aviv fino all’8 marzo e quelli per Dubai fino al 4 marzo. Sul piano diplomatico, la Germania ha ribadito la necessità di porre fine ai programmi nucleari e missilistici iraniani, pur avvertendo dei rischi di escalation. L’Oman ha chiesto un cessate il fuoco e un ritorno al dialogo, mentre la Tunisia ha sollecitato lo stop immediato delle ostilità e un intervento del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

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