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Pistacchi day: i consumi mondiali corrono, l’Italia resta una nicchia di eccellenza

Pistacchi day: i consumi mondiali corrono, l’Italia resta una nicchia di eccellenza

Prezzi ai massimi storici e trasformatori in accelerazione. In Italia produzioni Dop di qualità ma fortemente dipendenti dall’import
venerdì, 27 Febbraio 2026
3 minuti di lettura

Consumi a pieni giri, domanda dei trasformatori in accelerazione, offerta con il freno a mano tirato. L’edizione 2026 del Pistacchio Day, celebrata il 26 febbraio, fotografa un mercato globale tra i più dinamici del panorama agricolo. Da alcuni anni il pistacchio è infatti una delle materie prime con il maggiore boom di richieste e le previsioni indicano che la corsa è destinata a proseguire.

Il quadro che emerge dal Pistacchio Day è chiaro: il mercato globale corre, sostenuto da trend salutistici e innovazione di prodotto, mentre l’Italia resta protagonista nella qualità ma strutturalmente dipendente dall’estero per soddisfare una domanda in costante ascesa.

Record di consumi e costi

Secondo un report di Mordor Intelligence, il mercato mondiale passerà dagli attuali 5,49 miliardi di dollari (4,6 miliardi di euro) a 7,02 miliardi entro il 2031, con un tasso medio annuo di crescita (Cagr) del 5%.

A trainare l’espansione sono la crescente domanda di proteine vegetali e prodotti plant based, il successo degli snack healthy e dell’alimentazione sportiva, oltre al consolidamento del pistacchio nel comparto dolciario, dove è sempre più utilizzato in una vasta gamma di preparazioni.

Emblematico il caso del “Dubai Chocolate”, fenomeno globale che ha contribuito a rafforzare l’appeal del pistacchio dall’America settentrionale – primo mercato in valore – fino all’Asia-Pacifico, oggi area più dinamica per crescita della domanda, in particolare in Cina e India.

La qualità che diventa oro

Le tendenze internazionali hanno spinto non solo i volumi ma anche il posizionamento verso l’alto. Cresce la richiesta di produzioni biologiche, aromatizzate e monorigine, che ottengono premi di prezzo significativi rispetto al prodotto standard. Quest’ultimo, secondo Areté, ha registrato nell’ultimo anno un incremento medio delle quotazioni tra il 30% e il 35%.

La crescita del comparto ha favorito l’espansione delle superfici coltivate, soprattutto in aree semiaride come Argentina e Australia. Il 2025, però, è stato segnato da forti squilibri: gelate impreviste hanno ridotto del 70% il raccolto in Turchia e penalizzato quello iraniano, mettendo in difficoltà due dei principali produttori mondiali.

Usa al top

A beneficiarne sono stati gli Stati Uniti – con la California in testa – che hanno registrato un raccolto abbondante (+44% sulla campagna precedente), destinando il 75% all’export. Eppure, contrariamente alla logica di mercato, i prezzi non sono scesi: al contrario, hanno superato i 9.000 dollari a tonnellata, con aumenti a doppia cifra.

La cautela degli operatori statunitensi, orientati a privilegiare clienti storici e contratti di lungo periodo per rafforzare le scorte in vista della prossima campagna di scarica, mantiene il mercato in tensione. Una dinamica che si riflette anche sull’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni.

Italia eccellenze DOP

Con 4.000 tonnellate raccolte nel 2024, il pistacchio italiano rappresenta appena l’1% della produzione nazionale di frutta secca e copre circa il 12% del fabbisogno interno, secondo Ismea.

Le produzioni restano nicchie di altissima qualità. Nel 2024 il Pistacchio Verde di Bronte DOP ha registrato 341 tonnellate per un valore all’origine di 5,7 milioni di euro, mentre il Pistacchio di Raffadali DOP si è attestato a 180 tonnellate.

Qualità ma non quantità

Numeri importanti in termini qualitativi, ma marginali sul piano quantitativo. Le importazioni nel 2024 hanno raggiunto 32mila tonnellate – otto volte la produzione nazionale – provenienti per oltre la metà dagli Stati Uniti, seguiti da Spagna e Iran (dati Istat).

La bilancia commerciale peggiora soprattutto per i pistacchi sgusciati (+50% tra 2023 e 2024), trainati dalla domanda dell’industria dolciaria italiana, che utilizza il pistacchio in molte specialità esportate nel mondo.

Un settore in forte fermento, come dimostrano recenti operazioni finanziarie: l’ingresso di Nextalia in Di Sano e DiGel e l’acquisizione da parte di Wise Equity (tramite il fondo Wisequity VI) della maggioranza di Marullo, azienda siciliana specializzata in ingredienti e semilavorati per gelateria e pasticceria.

Boom di consumi domestici

Anche il retail contribuisce alla dinamica positiva. In Italia si vendono oltre 5.000 tonnellate di pistacchi l’anno, per un valore superiore a 120 milioni di euro (fonte Niq). A trainare sono soprattutto i pistacchi sgusciati: nel 2025 i volumi acquistati dagli italiani sono aumentati del 7%, con una spesa in crescita del 5,4% rispetto all’anno precedente (Ismea).

Il fenomeno si estende inoltre ai prodotti che utilizzano il pistacchio come ingrediente. Nella Gdo sono oltre 730 le referenze – tra biscotti, creme spalmabili e cioccolato – che lo includono, con un giro d’affari cresciuto del 5,5% negli ultimi dodici mesi, secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy.

Il quadro che emerge dal Pistacchio Day è chiaro: il mercato globale corre, sostenuto da trend salutistici e innovazione di prodotto, mentre l’Italia resta protagonista nella qualità ma strutturalmente dipendente dall’estero per soddisfare una domanda in costante ascesa.

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