L’appello dei Comuni al Governo
Le concessioni demaniali marittime tornano al centro della scena istituzionale. A riaccendere il confronto è stata una lettera dell’ANCI indirizzata alla Presidenza del Consiglio e ai ministeri competenti, con cui si sollecita un chiarimento urgente sulle proroghe delle concessioni balneari.
I Comuni chiedono criteri uniformi validi su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è evitare che sindaci e dirigenti si trovino a operare in un vuoto di indirizzo, esposti a impugnazioni e responsabilità personali. Senza regole omogenee, il rischio concreto è la paralisi amministrativa.
Il conflitto tra legge italiana e diritto europeo
Il nodo nasce dalla proroga automatica di 15 anni introdotta con la legge di bilancio 2019 e successivamente richiamata dal decreto Rilancio.
Il legislatore nazionale aveva scelto una linea chiara: garantire stabilità agli operatori del settore balneare. Ma l’automatismo si è scontrato con l’interpretazione europea della direttiva Bolkestein, che impone procedure selettive per l’assegnazione di beni pubblici scarsi.
Secondo Bruxelles, le concessioni devono essere messe a gara. Secondo il Parlamento italiano, la proroga tutela imprese e occupazione. È su questa frattura che si è aperto un contenzioso diffuso.
Giurisprudenza altalenante e incertezza operativa
Le decisioni dei giudici non hanno prodotto un orientamento univoco. Il Consiglio di Stato ha espresso posizioni differenti nel tempo. Sul fronte penale, la Cassazione ha sostenuto con maggiore decisione la necessità di disapplicare le proroghe automatiche in quanto incompatibili con il diritto europeo. Anche l’Autorità Antitrust ha assunto una linea critica verso le estensioni automatiche, ritenendole lesive della concorrenza.
A complicare ulteriormente il quadro, alcuni TAR hanno ritenuto che solo il giudice possa disapplicare una norma nazionale; altri hanno affermato che l’obbligo discenda direttamente dal primato del diritto Ue, anche per l’amministrazione. Il risultato è una mappa a macchia di leopardo.
I Comuni stretti tra legalità e tutela dell’economia locale
I Comuni costieri sono oggi in una posizione delicata. Devono garantire continuità a un comparto strategico per il turismo e l’occupazione, ma al tempo stesso evitare atti che possano essere annullati o generare danni erariali. Alcuni enti applicano la proroga prevista dalla legge italiana. Altri avviano gare. Altri ancora sospendono ogni decisione.
Questa frammentazione mina la certezza del diritto e indebolisce l’azione amministrativa. Non si tratta solo di una disputa tecnica: in gioco c’è la tenuta di un settore che rappresenta un pezzo rilevante dell’economia nazionale.
La richiesta di un tavolo urgente con il Governo punta a ristabilire un quadro certo. Non è accettabile che la responsabilità di sciogliere un conflitto tra ordinamenti ricada sui singoli dirigenti comunali.
La questione delle concessioni balneari è diventata il simbolo di un problema più ampio: la difficoltà dello Stato di difendere le proprie scelte normative quando entrano in tensione con l’interpretazione europea.
Senza una linea politica netta, il rischio non è solo il blocco delle amministrazioni locali, ma l’indebolimento di un comparto che chiede stabilità per programmare investimenti e occupazione.



