Il Parlamento ha trasformato in legge il decreto Ucraina, mentre a Bruxelles l’Unione europea ha ribadito che il prestito da 90 miliardi a Kiev sarà erogato “in un modo o nell’altro”, nonostante il veto ungherese.
Con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti, il Senato ha confermato la fiducia posta dal governo, convertendo definitivamente il decreto. Tutte le opposizioni hanno votato contro nel voto unico di fiducia, pur rivendicando in diversi interventi il sostegno a Kiev nel merito.
Il provvedimento proroga fino al 31 dicembre 2026 l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, con priorità ai dispositivi logistici, sanitari a uso civile e di difesa contro attacchi aerei e missilistici. Viene inoltre estesa fino al 4 marzo 2027 la protezione speciale per i cittadini ucraini. Il testo era già stato approvato dalla Camera l’11 febbraio.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato che “Mosca sarà costretta a negoziare” dopo quattro anni di guerra e che l’Europa dovrà “essere protagonista, insieme, di una nuova stagione di pace”.
Prestito Ue
A Bruzelles Commissione e Consiglio sono determinati a superare l’ostacolo posto da Viktor Orbán, che blocca sia il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca sia il prestito destinato a coprire le esigenze finanziarie e militari di Kiev nel 2026 e 2027.
La presidente della Commissione, in missione a Kiev, ha assicurato che il finanziamento sarà erogato comunque, evocando “diverse opzioni” allo studio.
L’orientamento è separare il dossier energetico da quello finanziario. Budapest condiziona il via libera al ripristino dei flussi petroliferi attraverso l’oleodotto Druzhba, danneggiato a gennaio.
Secondo la Commissione non vi è rischio immediato per Ungheria e Slovacchia: il fabbisogno può essere coperto dall’oleodotto Adria, via Croazia, con greggio non russo trasportato via nave. Germania e Belgio hanno espresso irritazione per l’atteggiamento ungherese, avvertendo che la pazienza degli Stati membri “si sta esaurendo”.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha richiamato Budapest al rispetto dell’intesa raggiunta a dicembre, ricordando che disattendere l’accordo violerebbe il principio di leale cooperazione.
Resta aperto il nodo Druzhba: Kiev sostiene che le riparazioni richiedono tempo dopo i bombardamenti russi di gennaio, mentre Budapest continua ad attribuire all’Ucraina la responsabilità del blocco delle forniture.
Zelensky tra negoziati e Onu
Volodymyr Zelensky ha annunciato un incontro con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere un “pacchetto di prosperità” legato alla ricostruzione e preparare un possibile nuovo formato trilaterale con Stati Uniti e Russia, che Kiev auspica all’inizio di marzo.
Il presidente ucraino ha definito “un passo importante” l’avanzamento del prestito europeo, e si è detto “grato all’Unione europea per il supporto energetico e di difesa fornito”, sottolineando che ogni pacchetto di aiuti contribuisce “a preservare la vita normale degli ucraini nel mezzo dei brutali attacchi russi alle infrastrutture critiche”.
Ha inoltre respinto le accuse russe su presunte ambizioni nucleari: “Quando la Russia è in difficoltà sul campo, tira fuori la retorica sulle armi nucleari”.
All’Onu, l’Assemblea Generale ha approvato una risoluzione che chiede un cessate il fuoco immediato e il rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina: 107 voti favorevoli, 12 contrari e 51 astensioni. Tra gli astenuti anche gli Stati Uniti, che hanno motivato la scelta con la volontà di non interferire con i negoziati in corso.
Mosca rilancia
Dal Cremlino non arrivano segnali di arretramento. Le autorità russe hanno denunciato un attacco con circa 30 droni contro una fabbrica di fertilizzanti nella regione di Smolensk, con almeno sette morti e dieci feriti, secondo fonti ufficiali. Mosca prosegue nella retorica sulle presunte forniture nucleari europee a Kiev, ipotesi liquidata con ironia da Parigi.
Sul fronte energetico, Naftogaz ha riferito di nuovi attacchi russi contro impianti di gas nelle regioni di Kharkiv e Chernihiv.
A Kiev sono stati arrestati due alti funzionari militari con accuse di appropriazione indebita di fondi della Difesa. Le autorità parlano di “lotta senza compromessi” alla corruzione in tempo di guerra.



