Potenti esplosioni hanno scosso Kiev intorno alle quattro del mattino, precedute da un allarme per la minaccia di missili balistici. L’amministrazione militare ha invitato i residenti a rifugiarsi “a causa della minaccia dell’uso di armi balistiche da parte del nemico”. Il bilancio nella regione della capitale è di almeno un morto e cinque feriti. A Putrivka otto persone, tra cui un bambino, sono state estratte vive dalle macerie. Cinque sono state ricoverate e una è morta durante il trasporto in ospedale. Colpite anche infrastrutture energetiche. Raid con droni hanno interessato la regione di Odessa. Il governatore Oleg Kiper ha denunciato attacchi “su vasta scala” contro il settore energetico: “Vaste aree hanno preso fuoco”, ha scritto, precisando che non si registrano vittime e che gli incendi sono stati domati. I danni sono ancora in fase di valutazione.
Attentato a Leopoli, uccisa una poliziotta
A Leopoli due esplosioni nel centro cittadino hanno causato la morte di una poliziotta di 23 anni e il ferimento di almeno quindici persone, alcune in condizioni gravi. Le autorità parlano di “atto terroristico”. Secondo la procura regionale, le deflagrazioni sono avvenute poco dopo mezzanotte, quando una pattuglia era intervenuta per una segnalazione di effrazione. Una prima esplosione ha colpito gli agenti appena arrivati, una seconda è seguita pochi istanti dopo, all’arrivo di un’altra squadra. Danneggiati un’auto di servizio e un veicolo civile. Il presidente Volodymyr Zelensky ha definito l’accaduto “attacco terroristico a Leopoli” e annunciato il fermo di un sospettato. “Per le indagini sono state messe a disposizione tutte le risorse necessarie”, ha scritto, ringraziando chi sta collaborando.
Zelensky: “Non ostacoleremo la pace”
Sul piano diplomatico, Zelensky ha assicurato che Kiev “non ostacolerà in alcun modo la pace” e lavora perché il prossimo ciclo negoziale produca risultati concreti. Ha riferito di colloqui preparatori con il ministro della Difesa Rustem Umerov e ha sostenuto che nell’ultimo incontro a Ginevra “sono proprio i russi la ragione per cui non sono stati ancora raggiunti risultati veramente significativi”.
Dagli Stati Uniti, l’inviato Steve Witkoff ha affermato che “nelle prossime tre settimane” potrebbe tenersi un nuovo round di colloqui, con la possibilità di un vertice tra Zelensky e Vladimir Putin e, “a un certo punto”, anche con la partecipazione del presidente americano. Finora i tentativi di mediazione non hanno portato a un cessate il fuoco stabile né a un’intesa politica concreta. Sul fronte militare, il comandante in capo ucraino Oleksandr Syrsky ha dichiarato che nel 2025 “le perdite dell’esercito russo hanno superato il suo livello di reclutamento”, parlando di un “periodo estremamente difficile” ma anche di “incredibile lotta” delle forze armate ucraine.
Budapest contro le sanzioni Ue
Nuove tensioni anche in ambito europeo. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha annunciato che oggi, al Consiglio Affari Esteri, Budapest bloccherà il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. “Finché l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, non consentiremo che decisioni importanti per Kiev vadano avanti”, ha scritto. Budapest aveva già minacciato in passato il veto su dossier europei legati a Kiev, legando le proprie decisioni alla questione dei transiti energetici. Il premier Viktor Orbán ha aggiunto di valutare lo stop alle forniture di energia elettrica all’Ucraina come possibile contromisura. “Interromperla potrebbe causare conseguenze spiacevoli”, ha affermato, ricordando che Budapest ha già sospeso forniture di carburante e minacciato il veto su un prestito europeo.



