I sogni diventano immagini. La neuroscienza prova a rendere visibile l’invisibile

Nel 2026 la possibilità di visualizzare i sogni rientra nel campo della cosiddetta decodifica neurale, anche se allo stato attuale non esiste un sistema di ripresa video diretta. Le tecnologie disponibili operano attraverso una ricostruzione software basata sui segnali emessi dal cervello durante il sonno che vengono tradotti in rappresentazioni visive sintetiche, consentendo il passaggio del sogno da esperienza esclusivamente soggettiva a dato digitale osservabile
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I sistemi più avanzati di ricostruzione visiva dei sogni sono sviluppati nei laboratori delle università di Osaka e Kyoto. Il metodo si basa sull’utilizzo della risonanza magnetica funzionale (fMRI), impiegata per mappare i flussi sanguigni cerebrali durante la fase REM del sonno. I dati raccolti vengono successivamente elaborati da modelli di Intelligenza Artificiale generativa, addestrati a individuare categorie visive associate all’attività onirica. L’accuratezza delle ricostruzioni attuali si colloca tra il 60% e il 70%, anche se il sistema non restituisce un’immagine fedele del sogno, ma identifica la tipologia dell’oggetto sognato. In presenza di segnali riconducibili, ad esempio, a un volto o a un paesaggio, l’algoritmo genera una rappresentazione compatibile attingendo a un database statistico. Il risultato è un identikit visivo che traduce l’impulso fisiologico in una forma comprensibile.

La stimolazione dei sogni lucidi negli Stati Uniti

Parallelamente ai sistemi di lettura dei dati neurali la startup statunitense Prophetic, con sede a New York, ha sviluppato il dispositivo Morpheus-1. A differenza delle tecnologie di sola decodifica il visore è progettato per intervenire attivamente sull’attività cerebrale attraverso ultrasuoni focalizzati, indirizzati alla stimolazione della corteccia prefrontale. L’obiettivo non è la registrazione dei contenuti onirici, ma l’induzione di sogni lucidi, stati in cui il soggetto è consapevole di trovarsi all’interno di un sogno. In questo contesto la tecnologia agisce come un attivatore neurale, consentendo una forma di controllo dell’esperienza onirica e trasformando il sonno in uno spazio di attività consapevole.

Il mercato dei visori e i limiti tecnici

Anche il marchio cinese Play For Dream (Shanghai Shixiang Technology) ha introdotto dispositivi che integrano funzioni di monitoraggio del sonno, pur trattandosi principalmente di computer spaziali orientati alla realtà mista. La decodifica dei sogni ad alta fedeltà rimane tuttavia confinata ai contesti di ricerca dotati di risonanza magnetica, a causa della complessità e delle dimensioni dell’hardware necessario. Le linee di sviluppo attuali sono concentrate sulla miniaturizzazione dei sensori, con l’obiettivo di rendere questi sistemi utilizzabili al di fuori degli ambienti clinici. Il progresso futuro dipenderà dalla capacità di isolare i segnali rilevanti dell’attività onirica dal rumore di fondo cerebrale e dalla gestione di flussi di dati che, fino a oggi, sono stati considerati esclusivamente privati.

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