mercoledì, 2 Dicembre, 2020
Politica

Napoli: è solo l’inizio della guerra italiana tra garantiti e non garantiti

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Finora politici, esperti in camice bianco, economisti e giornalisti, hanno tentato di separare salute e libertà, salute ed economia. Ogni ricetta, ogni osservazione, ogni analisi, decisione e provvedimento legislativo, è stato all’insegna di un singolo aspetto, trascurando l’altro. E anche se il premier Conte ripete come un mantra che “la tutela della salute, vuol dire tutela dell’economia”, sa perfettamente che le cose sono difficilmente compatibili.

Il “regime-Covid” (la gestione direttoriale politico-sanitaria del virus da parte del Palazzo), nei mesi scorsi e pure adesso (la seconda fase della pandemia), sta privilegiando la sicurezza (con la consueta campagna terroristica mediatica, contestata perfino dal viceministro Sileri e dall’esperto Bassetti), rimandando la libertà e la ripresa economia a data da destinarsi. Cioè, libertà ed economia alla fine del contagio e in mano alle future manovre economiche. Che saranno verosimilmente un mix tra sogni (i soldi della Ue) e inganni (i soldi che non ci sono).

Basti vedere l’ultimo Dpcm: un combinato disposto di tattica politica e psicologica, che avrà come risultato il nulla. Nessun contenimento del virus, caos indescrivibile per lo scollegamento evidente tra centro ed Enti Locali (con le Regioni che vanno per conto loro), e tanta rabbia sociale per le grottesche soluzioni spazio-temporali (gli spostamenti, il coprifuoco a macchia di leopardo), che metteranno fine alla sopravvivenza di tante, troppe, attività commerciali, culturali, sportive, ricreative. Segno di una classe politica che oscilla tra favoritismi esclusivi verso precise lobby (i soliti amici degli amici), e incapacità di leggere, capire, la società che governa.

Perché in estate, non ci si è attrezzati alla ripresa del virus? Perché non si sono preparati gli ospedali (tenendo in caldo i settori Covid), e non si sono incentivati i presidi territoriali, non intuendo che a ottobre ci sarebbe stata la solita ressa di paranoici che si buttano nei pronto soccorso solo all’insorgere di sintomi influenzali?

Tre parole: incompetenza, malafede, cecità.

E allora, come era scontato, arrivano le sommosse. E se le prime rivolte sono state bollate come piazze di estrema destra, negazioniste (bisognerebbe aprire un bel dibattito su chi sia il vero negazionista, su chi nega la verità della reale forza del contagio, sul fatto che i positivi non sono malati e poco contagiosi, su chi ha bisogno di poteri speciali, su chi ha negato l’esistenza del piano pandemico nazionale a gennaio etc), le seconde sono marchiate come piazze camorriste, a forte infiltrazione da parte dei “professionisti del disagio”. Pure su questo termine dovremmo discutere: chi sono i veri, reali, professionisti del disagio?

Smentiamo la vulgata ufficiale. Non si possono escludere gli sfascia-tutto italiani, ma la camorra preferisce il lockdown per fare affari, prestare i soldi a strozzo, sostituirsi allo Stato. Non vuole la ripartenza. Napoli, dobbiamo dirlo, è stato l’inizio di una legittima protesta che si ripeterà quotidianamente. Si organizzeranno (e lo stanno già facendo) tutte le categorie (ristoratori, ambulanti, commercianti, imprenditori, professionisti), massacrate dalla crisi e dalle cattive soluzioni del governo. Inutile biasimare la violenza, fare sociologia da salotto (come avviene in ogni trasmissione tv o sulle pagine dei giornaloni). Il vero terrorismo sul piano comunicativo l’ha fatto il governatore De Luca. Almeno da questo punto di vista Conte è più furbo.

Napoli, Salerno (la protesta sotto casa di De Luca) e poi, solo in parte Roma (ma Forza Nuova fa il gioco di chi?), sono il simbolo di una risposta finalmente attiva da parte dei cittadini, che non accettano di subire passivi ogni dicktat dall’alto, a prezzo della loro vita, della loro sopravvivenza; che non si rassegnano a fare i militanti della mascherina, i protagonisti malati di un suicidio collettivo.

È l’apripista di una guerra civile tra italiani, che se la politica non capisce e interviene concretamente, vedrà scontrarsi i garantiti e i non garantiti. Chi può permettersi di stare a casa, e comportarsi da scimmia ammaestrata, cantando in balcone, pregando sul divano, o facendo ginnastica dentro quattro mura, tanto lo stipendio arriva ugualmente, e chi invece deve lavorare ogni giorno per mantenere la famiglia. E non si fida dei ristori-fuffa annunciati dal premier (cassa integrazione, sgravi e assegni che non arrivano, altro che bonifici sul conto corrente subito).

Andate a raccontarlo alle partite Iva, costrette a pagare tutto già ad agosto. E quando ci sarà la verità sulle nuove scadenze fiscali, le cartelle esattoriali, lo sblocco dei licenziamenti?
Proposta: se i ristoranti dovranno chiudere alle 18,00, perché non pagano le tasse ridotte di due terzi? Sai le risate.

Finora, abbiamo detto, che il governo sta privilegiando giustamente dal suo punto di vista, la salute alla libertà e all’economia; o tentando di mediare (filosofia-Conte), sapendo che a Natale si arriverà comunque al lockdown generale (e sarà colpa degli italiani). Napoli è la dimostrazione del contrario. C’è chi preferisce la libertà e l’economia. Sopravvivere al Covid e morire di fame non ha senso.

In quanto alla violenza, nessuno la giustifica. Ma nella storia l’antagonismo cruento è sempre esistito, dalle rivoluzioni alla lotta di classe. Dove sono finiti i gruppettari, i giornalisti, gli intellettuali, i politici di sinistra, che negli anni Settanta inneggiavano alla lotta di classe, alla dittatura del proletariato, alla lotta al sistema borghese, alla giustizia proletaria? Lo diciamo a chiare lettere. Stanno oggi da anni, insieme ai liberali di casa nostra (che volevano lo Stato al minimo, garante delle libertà individuali): da liberal e radical, condividono lo Stato etico sanitario. E contribuiscono al regime-Covid.

(Lo_Speciale)

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