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Giochi, legge di bilancio, l’aumento del PREU è una iattura. Analisi e proposte

domenica, 1 Novembre 2026
5 minuti di lettura

Se si vuole toccare con mano l’atmosfera che regna in questo periodo nell’ambito del settore dei giochi, basta partecipare ad uno qualsiasi dei convegni e delle riunioni che le varie associazioni più o meno rappresentative dei singoli comparti stanno organizzando anche in vista del varo della legge di bilancio che è stata presentata al parlamento.

Sconforto? Delusione? Rammarico? Sfiducia? Rabbia? Non si capisce partecipando a questi meeting quale di questi sentimenti prevalga. Ora con le notizie che stanno circolando circa la prossima legge di bilancio ed in particolare sulla eventuale aumento del PREU, cioè del prelievo erariale unico sugli apparecchi AWP e VLT dell’ordine dello Uno per cento, sicuramente sta prevalendo lo sconforto se non addirittura la disperazione.

Certo è che il mancato varo della Riforma del gioco fisico aveva già gettato l’intero settore nello sconforto anche per l’assenza di prospettive certe per il futuro, considerato che siamo all’ultimo scorcio di una legislatura sulla quale erano in molti a contare.

Come noto il 29 agosto scorso è scaduto il termine per dare attuazione alla riforma fiscale attraverso l’emanazione di alcuni provvedimenti attuativi, molti dei quali restano ancora al palo.

A cominciare dal riordino del gioco fisico, sul quale il governo di centrodestra puntava molto. La riforma del gioco pubblico infatti si è limitata al varo delle regole per il gioco online. Eppure il Mef, sulla bozza del decreto di riforma del gioco fisico, predisposto sostanzialmente dalla Adm con equilibrio e condivisione da buona parte del settore e degli esperti, il cui testo era stato presentato al Consiglio dei Ministri, aveva ottenuto l’accordo della Conferenza unificata tra Stato ed enti locali.

L’unica possibilità che ora resta al governo sarà quella di concedere l’ennesima proroga delle concessioni per il Bingo, le scommesse e le slot, sapendo sin d’ora che, senza una definizione su distanze dei punti giochi, su orari di apertura e su tutela dei giocatori si prospetta alto il rischio di lunghi contenziosi con gli enti territoriali a tutto vantaggio del gioco illegale e della criminalità organizzata. Chiediamoci a questo punto come si è arrivati a questo stallo. Anche per dare a Cesare quel che è di Cesare e per individuare «chi è causa del suo mal, pianga se stesso».

  • Quella che ho definito in più occasioni pubbliche «la metodologia del bunker», cioè la chiusura di chi ha gestito tutto l’iter della riforma nei confronti della intera filiera del gioco, cioè dei diretti interessati, ma anche di centri di ricerca, di università, di esperti che avrebbero potuto fornire dati e suggerimenti sul piano tecnico e scientifico;
  • la divisione delle regioni amministrate dal centro destra, che avrebbero potuto parlare con una sola voce, se qualcuno le avesse consultate, facendo salire il livello della discussione da quello tecnico a quello politico;
  • il proibizionismo becero delle forze di opposizione;
  • le contrapposizione e frammentazione della rappresentanza dei concessionari e della intera filiera, che è andata ad ordine sparso;
  • il condizionamento di settori dell’opinione pubblica (parte del mondo cattolico) su alcuni esponenti del governo sensibile al consenso;
  • la divisione all’interno delle stesse forze pur attente alla libertà del mercato;
  • la mancanza di coraggio e la psicosi del voto all’orizzonte.

Bisogna però riconoscere che non tutte le prospettive appaiono negative alla luce di due fatti molto importanti: il primo è rappresentato dalla posizione espressa dal Sen. Massimo Garavaglia nel corso del Convegno «Ludopatia: la responsabilità algoritmica e il ruolo dei media», promosso dal Consiglio Regionale della Lombardia in collaborazione con il CORECOM. Il Presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha posto l’accento su un punto fondamentale: la trasparenza. «Oggi il settore del gioco si è spostato in gran parte sull’online e nella cosiddetta infosfera. Regolare questo ambito è complesso per la natura stessa degli algoritmi. L’UE ha provato a intervenire con la consueta iper-regolamentazione. Paradossalmente – sottolinea Garavaglia -, le classiche “macchinette” nei locali sono oggi le più controllate, grazie alla presenza fisica e a un reale controllo sociale sul territorio. Sulle piattaforme online, invece, la sfida è diversa: ed è qui che i media diventano decisivi nel far conoscere quali operatori progettano i propri strumenti in modo responsabile.»

Il secondo elemento positivo, è rappresentato dalle dichiarazioni fatte nel corso del convegno organizzato recentemente da Acadi dal Direttore centrale Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), del Dottor Mario Lollobrigida per: «Un aumento del payout degli apparecchi da gioco, accompagnato da una riduzione del Prelievo erariale unico». Secondo Lollobrigida, peraltro, si tratta di una «proposta già avanzata anche da concessionari e tecnici e che sarebbe sostenibile dal punto di vista erariale in quanto, almeno nel medio periodo, non dovrebbe tradursi in una diminuzione della raccolta». E sopratutto che è già stata sperimentata e realizzata nel passato. Queste due prospettive favorevoli ci consentono di avanzare una proposta che potrebbe andare incontro alle varie esigenze.

La proposta

Infatti, fatta un’analisi attenta delle attuali dinamiche del comparto, si rileva in particolare che il prodotto AWP (Amusement with Prizes) sta registrando un andamento in deciso e costante calo. Tale flessione rappresenta una criticità non solo per la filiera, ma soprattutto per le casse dello Stato, in considerazione del rilevante e storico apporto che questo specifico prodotto garantisce al gettito erariale e per invertire il declino si ritiene indispensabile e urgente introdurre alcune modifiche normative ai parametri delle attuali AWP.

La misura proposta potrebbe articolarsi in due leve fondamentali:

  • Un aumento del 5% del payout (percentuale di restituzione in vincite al giocatore), per rendere il prodotto nuovamente attrattivo.
  • Una contestuale riduzione del PREU (Prelievo Erariale Unico), per garantire la sostenibilità economica dell’operazione per la filiera.

È di fondamentale importanza sottolineare che la rivitalizzazione del prodotto AWP non è finalizzata, né porterebbe, a un aumento dei volumi di giocata complessivi da parte della clientela. L’adeguamento del payout mira unicamente a un recupero di competitività delle macchine fisiche rispetto ad altri prodotti di gioco (es. online) che oggi cannibalizzano il mercato. Non vi è, pertanto, alcun effetto incentivante sul fenomeno della ludopatia: si assisterebbe semplicemente a uno spostamento fisiologico e interno di una domanda di gioco già esistente. Anzi…

La contribuzione alle casse dello Stato derivante dal prodotto AWP è percentualmente superiore rispetto alla maggior parte degli altri prodotti di gioco presenti sul mercato. Di conseguenza, arginare il calo delle AWP e favorirne il rilancio competitivo si traduce in una misura di salvaguardia fiscale. La rivitalizzazione del comparto andrebbe primariamente, e in modo diretto, nell’esclusivo interesse delle casse erariali.

Questo tipo di risoluzione ha un precedente che potrebbe essere replicato senza creare grandi problemi nemmeno dal punto di vista delle coperture finanziarie. Infatti l’articolo 1, comma 650, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (la cosiddetta Legge di stabilità 2015) risolse un problema analogo.

In quel periodo, il SuperEnalotto stava subendo un drastico e costante calo nella raccolta delle giocate, perdendo attrattiva a favore di altre tipologie di azzardo (come slot machine e Gratta e Vinci) che offrivano un ritorno in vincite molto più alto. Quella crisi prolungata stava causando una pesante riduzione del gettito fiscale per lo Stato e, soprattutto, rischiava di svalutare gravemente il gioco in vista dell’imminente bando di gara per il rinnovo della concessione statale.

Per porre rimedio, il comma 650 conferì al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) il potere eccezionale di modificare i regolamenti dei giochi — intervenendo sul prelievo fiscale, sul costo della giocata e sulla percentuale di restituzione in vincita (il payout) — in tutti i casi in cui l’offerta denotasse «una perdita di raccolta e di gettito erariale, nell’arco dell’ultimo triennio, non inferiore al 15 per cento all’anno». L’obiettivo dichiarato direttamente nel testo della legge era di assolvere al «generale dovere di conservazione dei valori patrimoniali pubblici», salvaguardando così il valore economico della concessione.

Sulla base dei poteri conferiti da quella legge, il MEF successivamente varò il Decreto Ministeriale del 18 settembre 2015 (divenuto poi pienamente operativo nei primi mesi del 2016). Quel decreto riformò le regole del gioco, in particolare: innalzando il payout al 60% della raccolta (fino a quel momento la quota destinata al montepremi era storicamente ferma intorno al 34,6%), permettendo di far crescere il Jackpot molto più velocemente; introducendo nuove categorie di vincita (come i premi per chi indovina solo 2 numeri) e l’assegnazione di vincite immediate al momento della convalida della schedina.

Quella soluzione fu gestita da un grande esperto del settore dei giochi che anche attualmente potrebbe svolgere un prezioso ruolo per esperienza e competenza.

Riccardo Pedrizzi

Riccardo Pedrizzi

Presidente Nazionale del CTS dell'UCID

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