Secondo le fonti, l’operazione sarebbe breve ma particolarmente intensa. I Paesi del Golfo starebbero facendo pressione su Washington per scongiurare un’escalation, temendo possibili ritorsioni iraniane. Un funzionario non ha escluso che alcuni Stati possano negare l’utilizzo delle basi militari americane sul proprio territorio. Gli Stati Uniti non colpiscono l’Iran dal primo settembre. Il presidente Donald Trump si è impegnato a non avviare nuove operazioni militari prima delle elezioni di metà mandato. Interpellata sulle indiscrezioni, la Casa Bianca ha dichiarato a MS Now: “Non commentiamo piani militari sensibili che potrebbero esistere o meno”. Trump, ha aggiunto il funzionario, «mantiene tutte le opzioni sul tavolo» per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Doha, passi avanti nei negoziati
Parallelamente, sarebbero stati registrati progressi nei negoziati indiretti tra Washington e Teheran. Secondo il quotidiano qatariota Al-Araby Al-Jadeed, una delegazione statunitense potrebbe unirsi ai colloqui a Doha per avviare trattative dirette con l’Iran. L’intesa preliminare riguarderebbe il programma nucleare iraniano, la navigazione nello Stretto di Hormuz e gli incentivi economici a Teheran. Cina e Russia sarebbero indicate come garanti dell’accordo. Una fonte iraniana ha confermato al quotidiano che il viceministro degli Esteri si trova in Qatar, precisando che “i negoziati con la controparte americana si stanno svolgendo indirettamente, tramite un mediatore”.
Araghchi: dialogo è un passo positivo
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che Teheran sta esaminando le proposte sul nucleare presentate dai mediatori. In un’intervista ad Al Jazeera, ha definito «un passo positivo» il tentativo americano di riaprire il dialogo, precisando tuttavia che non sono previsti, per il momento, incontri diretti con funzionari statunitensi. “Un mio collaboratore si trova attualmente in Qatar per proseguire le consultazioni”, ha spiegato Araghchi, aggiungendo che i mediatori qatarioti e pakistani stanno discutendo le condizioni iraniane. Il ministro ha inoltre confermato che Teheran ha esaminato, in incontri ad alto livello, la lettera inviata dal vicepresidente americano JD Vance. Sulle indiscrezioni relative a possibili colloqui diretti, ha parlato di speculazioni mediatiche, ribadendo che ogni decisione dipenderà dall’accoglimento delle richieste iraniane. Se l’obiettivo di Washington fosse quello di “seminare discordia”, ha avvertito, si tratterebbe di “un ennesimo errore” degli Stati Uniti.
L’Egitto teme un’escalation più devastante
Preoccupazione per una nuova offensiva è stata espressa anche dal ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, intervenuto in Bahrein al vertice sulla sicurezza Manama Dialogue, organizzato dall’International Institute for Strategic Studies. Abdelatty si è detto “estremamente preoccupato” per il rischio di un’ulteriore escalation nel conflitto condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Una seconda fase delle operazioni, ha avvertito, potrebbe avere conseguenze ancora più gravi delle precedenti. “Una seconda fase sarebbe più pericolosa, più distruttiva e non porterebbe da nessuna parte”, ha dichiarato, secondo quanto riportato da Al Jazeera. “Dobbiamo trarre insegnamento dal passato”.





