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Medio Oriente, nuova escalation: raid israeliani in Libano e tensioni nello Stretto di Hormuz

Medio Oriente, nuova escalation: raid israeliani in Libano e tensioni nello Stretto di Hormuz

Aoun chiede a Washington e alla comunità internazionale di intervenire. Nello Yemen oltre 140 combattenti uccisi negli scontri tra forze governative e Houthi
lunedì, 7 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Si fa sempre più fragile la tregua in vigore nel sud del Libano, dove gli attacchi israeliani della mattinata hanno provocato almeno quattro morti. Il presidente libanese Joseph Aoun ha esortato Washington e la comunità internazionale a intervenire con urgenza per “far cessare” i raid e porre fine a quelle che ha definito violazioni della tregua. Secondo Aoun, gli attacchi rappresentano “una pericolosa escalation” che colpisce direttamente le istituzioni dello Stato libanese e le strutture sanitarie. Nel corso dei raid sono stati danneggiati anche alcuni edifici governativi e un ospedale dismesso.

Distrutto ospedale nel sud del Libano

Un attacco aereo israeliano ha distrutto l’ospedale Ghandour, nella località di Nabatieh al-Fawqa, nel sud del Libano. Secondo quanto riferito dai media libanesi, al momento dell’attacco nella struttura non erano presenti né pazienti né personale. L’esercito israeliano (Idf) ha dichiarato di aver condotto una serie di attacchi contro postazioni di Hezbollah in risposta a un’offensiva con droni contro le proprie truppe impegnate nel sud del Libano. L’Idf non ha fornito, al momento, una spiegazione specifica sull’attacco contro l’ospedale.

Israele ha infatti annunciato di aver avviato i raid dopo il lancio di due droni da parte di Hezbollah contro militari israeliani in servizio nella cosiddetta Zona di sicurezza. Gli stessi soldati hanno aperto il fuoco, riuscendo a distruggere uno dei due velivoli. In una nota diffusa su Telegram, l’Idf ha definito il lancio dei droni «una palese violazione» da parte di Hezbollah, ribadendo che i propri militari continueranno a operare nella Zona di sicurezza con l’obiettivo di “rimuovere ogni minaccia” nei confronti della popolazione civile e delle forze israeliane. Il presidente Aoun ha invece chiesto agli Stati Uniti e agli altri Paesi coinvolti di “agire con urgenza per porre fine a queste violazioni”, nel tentativo di evitare un’ulteriore escalation lungo il confine.

Yemen, oltre 140 morti negli scontri con gli Houthi

La tensione resta alta anche nello Yemen. Tra mezzogiorno di ieri e le prime ore di questa mattina, gli scontri tra le forze governative yemenite e i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, nel sud-ovest del Paese avrebbero provocato la morte di oltre 140 combattenti. Secondo due ufficiali militari delle forze governative sostenute dall’Arabia Saudita, sono 84 i soldati uccisi, principalmente in attacchi missilistici. Quattro fonti militari Houthi riferiscono invece della morte di 57 combattenti ribelli nello stesso arco di tempo. Il bilancio, se confermato, rappresenterebbe una nuova, pesante fiammata nel conflitto yemenita, inserito in un quadro regionale sempre più instabile.

Gli Stati Uniti: 92 navi hanno cambiato rotta

Nel Golfo Persico si registra intanto un nuovo aggiornamento sulle operazioni statunitensi. Il Comando centrale americano (Centcom) ha comunicato che le proprie forze continuano a far rispettare il blocco marittimo contro l’Iran. In un messaggio pubblicato su X, il Centcom ha riferito che, al 6 settembre, le forze statunitensi hanno fatto cambiare rotta a 92 navi commerciali, reso inutilizzabili tre imbarcazioni e abbordato altre due navi “per garantire il rigoroso rispetto del blocco”.

Teheran accusa gli Usa

Sul fronte iraniano, le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver attaccato un drone navale statunitense che, secondo la loro versione, stava cercando di entrare nell’area protetta dello Stretto di Hormuz. “Le eroiche forze navali della Guardia rivoluzionaria islamica”, si legge in una nota trasmessa dalla televisione di Stato Irib, “hanno attaccato un drone militare americano che stava cercando di entrare nell’area protetta dello Stretto di Hormuz”. Le accuse reciproche e le operazioni militari nel Golfo aggiungono così un ulteriore fronte di tensione a uno scenario mediorientale già segnato dai raid nel sud del Libano e dai nuovi combattimenti nello Yemen.

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