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Ucraina-Russia, la diplomazia americana prova a fermare la guerra mentre i raid continuano

Ucraina-Russia, la diplomazia americana prova a fermare la guerra mentre i raid continuano

lunedì, 7 Settembre 2026
2 minuti di lettura

La diplomazia torna al centro della guerra tra Russia e Ucraina, ma sul terreno le armi continuano a parlare. La missione degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner ha aperto un nuovo canale diretto con Mosca e Kiev, senza tuttavia produrre finora una svolta nei negoziati.

I due emissari dell’amministrazione Trump hanno incontrato sabato al Cremlino Vladimir Putin per oltre tre ore. Secondo la Casa Bianca, sul tavolo sono stati discussi «piani sostanziali» per arrivare a una soluzione del conflitto. Il Cremlino ha definito il confronto estremamente franco e utile, ma non ha annunciato alcun accordo concreto.

Oggi Witkoff e Kushner sono attesi a Kiev per incontrare Volodymyr Zelensky. La missione americana si muove dunque lungo una linea diplomatica estremamente delicata: da una parte Washington cerca di mantenere aperto il dialogo diretto con Putin, dall’altra deve confrontarsi con le richieste di Kiev e con la questione delle garanzie di sicurezza.

Un primo risultato, seppure limitato, è arrivato sul piano militare. Putin ha ordinato una sospensione di 72 ore degli attacchi contro Kiev, mentre l’Ucraina ha accettato una misura analoga nei confronti di Mosca. Si tratta però di una tregua circoscritta alle due capitali e non di un cessate il fuoco generale. Non risultano infatti progressi equivalenti sul resto del territorio ucraino.

La distanza sulle condizioni politiche della pace rimane infatti considerevole. Mosca continua a porre al centro del negoziato le questioni territoriali e la futura collocazione strategica dell’Ucraina, mentre Kiev esclude concessioni territoriali e chiede garanzie di sicurezza concrete. Reuters riferisce che non sono emersi segnali di un superamento delle principali divergenze.

Sul campo, intanto, la guerra non rallenta. La tregua sulle capitali non ha impedito nuovi attacchi nelle altre regioni. Nella regione di Zaporizhzhia le autorità ucraine hanno riferito di 886 attacchi in 24 ore contro 54 insediamenti, con un morto e 25 feriti.

Nei giorni precedenti, un drone russo aveva colpito il quartier generale dei servizi di sicurezza ucraini a Kiev, in un attacco che aveva provocato feriti e danni nel centro della capitale. L’episodio aveva ulteriormente innalzato la tensione proprio alla vigilia della missione americana.

Anche l’Ucraina continua a colpire in profondità il territorio russo. Nella notte un attacco con droni ha provocato un incendio nella zona industriale di Ryazan, dove è stata colpita una raffineria. Gli attacchi ucraini contro infrastrutture energetiche russe rappresentano ormai una componente sistematica della strategia di Kiev per colpire le capacità economiche e logistiche di Mosca.

Sul fronte russo, la pressione ucraina continua a colpire le regioni di confine. Nella regione di Belgorod, il governatore ad interim Alexander Shuvaev ha riferito di 102 attacchi nelle ultime 24 ore, con tre civili uccisi e quattro feriti. Secondo le autorità locali, la difesa aerea russa avrebbe inoltre abbattuto o neutralizzato 107 droni. Il bilancio, fornito dalle autorità russe, non è stato verificato indipendentemente.

Il conflitto pesa intanto sempre di più sulle finanze ucraine. Kiev deve affrontare un rilevante fabbisogno per finanziare la difesa e mantenere in funzione lo Stato. Il governo ha quantificato in circa 27 miliardi di dollari il deficit di finanziamento per la difesa nel 2026, mentre sono in corso trattative con partner internazionali e istituzioni finanziarie.

Il quadro che emerge alla vigilia dei colloqui di Kiev è quindi quello di una guerra ancora lontana dalla conclusione. La diplomazia americana ha riaperto uno spazio negoziale diretto tra Washington e Mosca, ma la distanza tra le rispettive posizioni resta ampia. La tregua di 72 ore può rappresentare un primo test della capacità delle parti di ridurre l’escalation, ma non equivale ancora a un processo di pace.

La vera partita comincerà quando Washington dovrà trasformare le «idee» discusse al Cremlino in un compromesso accettabile contemporaneamente per Mosca e Kiev. Ed è proprio su territorio, sicurezza e futuro assetto strategico dell’Ucraina che, al momento, rimangono le fratture più difficili da colmare.

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