Le parole di Michelle Obama durante il podcast “IMO” con Jon Stewart hanno scatenato una tempesta politica e culturale negli Stati Uniti. Alla domanda se le mancasse avere le figlie Malia e Sasha a casa, l’ex first lady ha risposto con un secco: “I’m good.” Una frase breve, ma sufficiente a innescare accuse di insensibilità e persino di “risentimento materno” da parte di alcuni commentatori conservatori.
La critica più dura è arrivata da Elizabeth Barcohana, delegata repubblicana e madre, che ha interpretato le parole di Obama come un segnale di sollievo per la fine degli anni di cura attiva delle figlie. “C’è una differenza tra l’esprimere stanchezza — che è reale e comprensibile — e l’esprimere risentimento,” ha detto. “Quello che emerge dalle sue parole è risentimento, ed è doloroso sentirlo in un momento in cui il Paese discute casi drammatici come quello di Lindsay Clancy.” Obama, nel podcast, ha chiarito subito dopo di amare profondamente le sue figlie, spiegando che le avrebbe viste a cena quella stessa sera.
Ma ha ribadito di non provare nostalgia per la fase in cui doveva monitorare ogni loro spostamento. Il commentatore Matt Walsh l’ha accusata di essere “impaziente di liberarsi dei figli”, nonostante — sostiene — la famiglia Obama avesse mezzi e aiuti ben superiori a quelli di una famiglia comune. Link Lauren, altro commentatore conservatore, ha parlato di un “podcast in cui si lamenta della sua vita di lusso”. Obama ha però fornito un contesto più ampio: ha spiegato di aver accolto con serenità la fase del “nido vuoto” perché le sue figlie sono indipendenti e perché lei stessa ha dedicato anni intensi alla loro crescita. “Ho avuto così tanto tempo di qualità con loro.
Le conosco dentro e fuori,” ha detto. L’ex first lady ha anche ricordato che durante la presidenza, lei e Barack Obama fecero della priorità alle figlie un pilastro della loro vita familiare, ritagliando spazi quotidiani nonostante il peso dell’incarico.





