Trentacinque anni dopo l’omicidio di Libero Grassi, Palermo torna in via Alfieri per ricordare l’imprenditore ucciso da Cosa nostra il 29 agosto 1991. Proprietario dell’azienda tessile Sigma, Grassi venne assassinato con quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa. A sparare fu Salvino Madonia, poi condannato all’ergastolo. La sua scelta di ribellarsi alle estorsioni e denunciare il racket contribuì ad aprire una nuova stagione di contrasto alla mafia.
Alla commemorazione hanno partecipato i figli Alice e Davide, il nipote Alfredo Chiodi, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i familiari hanno spruzzato vernice rossa nel punto dell’agguato, simbolo del sangue versato, e deposto alcune piantine.
Il ricordo si intreccia con l’allarme per le intimidazioni registrate negli ultimi mesi. Davide Grassi parla di una città “sicuramente più violenta” e manifesta preoccupazione per la disponibilità di giovani a sparare o collocare bombe per denaro. Alice Grassi descrive una situazione “molto pesante”, soprattutto tra San Lorenzo e Sferracavallo, dove sono iniziate alcune denunce, ancora poche rispetto alla dimensione del fenomeno.
Attenzione alta
Per Pietro Grasso, i progressi compiuti in 35 anni non cancellano la necessità di mantenere alta l’attenzione: allora Libero Grassi fu lasciato solo, oggi la risposta deve unire istituzioni, associazioni e cittadini. Anche Addiopizzo sottolinea la distanza rispetto al 1991: oggi diversi imprenditori scelgono di denunciare e ricevono un sostegno diverso da parte dello Stato e della società civile. Resta aperto anche il dossier sul parco dedicato a Libero Grassi. I lavori di bonifica sono in stand-by dopo i danni provocati dal ciclone Harry e la revisione del progetto. Alice Grassi auspica una ripresa entro settembre. L’assessore Maurizio Carta confida invece nell’apertura, entro un anno, della prima porzione dell’area attorno al teatro.





