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Imprese, l’Italia cresce grazie a una rete diffusa: Prato prima per propensione imprenditoriale

Imprese, l’Italia cresce grazie a una rete diffusa: Prato prima per propensione imprenditoriale

L’analisi del Centro Studi CNA fotografa un sistema produttivo policentrico: quasi 4,8 milioni di imprese e 18,9 milioni di addetti
venerdì, 28 Agosto 2026
1 minuto di lettura

Non sono soltanto le grandi città e le aree metropolitane a trainare l’economia italiana. Il Paese continua a fare impresa attraverso una rete diffusa di distretti industriali, città intermedie e piccoli territori, confermando una struttura produttiva fortemente policentrica che rappresenta uno dei tratti distintivi dell’economia nazionale.

È quanto emerge dall’analisi dell’Area Studi e Ricerche CNA sulla distribuzione provinciale delle imprese. In Italia operano poco meno di 4,8 milioni di aziende, con quasi 18,9 milioni di addetti e una dimensione media di circa quattro occupati per impresa. Nell’ultimo decennio il numero delle aziende è cresciuto di circa 400mila unità, mentre gli addetti sono aumentati di quasi 2,8 milioni.

Una rete poliedrica dí attiva

A confermare il carattere policentrico del sistema produttivo italiano è anche il peso relativamente contenuto delle 14 città metropolitane, che concentrano il 38,1% delle imprese e il 43,3% degli addetti. Una distribuzione più equilibrata rispetto a quella di altri grandi Paesi europei, dove le attività economiche risultano maggiormente concentrate nei principali poli urbani.

Sul podio delle imprese c’è Prato

A guidare la classifica della propensione imprenditoriale è Prato, con 112,4 imprese ogni mille abitanti. Seguono Milano, con 110,6, e Rimini, con 105,5. Nelle prime posizioni figurano anche Firenze con 98,2 imprese ogni mille abitanti, Fermo con 95,5, la Valle d’Aosta con 94,3, Padova e Lucca con 93,9, Macerata con 93,1 e Roma con 92,1.

Chi scivola in fondo alla classifica

All’estremo opposto della graduatoria si colloca il Sud Sardegna, con 53,4 imprese ogni mille abitanti, meno della metà rispetto al valore registrato a Prato. Seguono Enna con 55,9, Caltanissetta con 56,5, Agrigento con 58,4, Taranto con 58,8, Siracusa e Crotone con 58,9. La media nazionale si attesta a 80,6 imprese ogni mille abitanti.

Forte chi ha filiere produttive

La geografia dell’imprenditorialità premia soprattutto le province del Centro-Nord, caratterizzate da una solida tradizione manifatturiera e artigiana. Toscana, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Marche concentrano gran parte dei territori ai vertici della graduatoria. In queste aree la presenza di distretti industriali, filiere produttive consolidate, mercati locali dinamici e una radicata cultura del lavoro autonomo favorisce la nascita e la crescita delle imprese.

I rischi di spopolamento

Più debole, invece, la propensione imprenditoriale in numerose province del Mezzogiorno e nelle aree segnate da spopolamento e invecchiamento della popolazione. A incidere sono la minore presenza di filiere strutturate, la riduzione della domanda interna, le difficoltà di accesso al credito e una dotazione infrastrutturale spesso insufficiente.

Costantini: la forza delle piccole imprese

“Questa fotografia”, sottolinea il presidente nazionale della CNA, Dario Costantini, “conferma che la diffusione dell’impresa non dipende soltanto dalla forza economica di un territorio. A incidere sono anche la struttura demografica, la qualità delle istituzioni locali, la disponibilità di credito, le infrastrutture materiali e digitali e i tempi della burocrazia. La rete delle piccole imprese continua a rappresentare un presidio economico, sociale e occupazionale essenziale, soprattutto nei comuni e nelle aree più lontane dai grandi centri”.

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