Dal 7 aprile è entrata in vigore la nuova legge che tutela le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale”, riservandone l’impiego nella promozione di prodotti e servizi esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana e iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio.
Una svolta definita storica da Confartigianato, che tuttavia lancia un allarme: senza una rapida attuazione da parte delle Regioni, chiamate a rendere concretamente efficaci le nuove disposizioni attraverso controlli e sanzioni, il rischio è che la legge rimanga lettera morta.
Stop ai furbetti dell’artigianato
Secondo la Confederazione, la nuova normativa rappresenta il risultato di anni di battaglie contro i cosiddetti “furbetti dell’artigianato”, ovvero quei soggetti che utilizzano il prestigio e il valore evocato dalla qualifica artigiana senza possederne i requisiti.
850 mila finti artigiani
Confartigianato stima in almeno 850mila i “finti artigiani” presenti sul mercato, capaci di ingannare i consumatori e di alimentare una concorrenza sleale ai danni delle 588mila vere imprese artigiane. Un fenomeno particolarmente diffuso nei settori più esposti, dall’alimentare alla moda, dall’arredamento all’artigianato artistico, fino ai servizi come acconciatori, idraulici e autoriparatori.
Dalla legge ai ritardi delle Regioni
“Abbiamo finalmente una norma che chiarisce chi può qualificarsi come artigiano e utilizzare denominazioni che evocano nei consumatori qualità, competenza, origine e lavorazione artigiana – sottolinea il presidente di Confartigianato, Marco Granelli –.
Non possiamo permettere che rimanga lettera morta a causa dei ritardi da parte delle Regioni”.. Per Granelli, la partita riguarda non soltanto la tutela delle imprese regolari, ma anche quella dei consumatori. «Chi acquista un prodotto o un servizio presentato come “artigianale” deve poter avere la certezza che quella denominazione corrisponda a una realtà verificabile.
Senza controlli efficaci, il rischio è che i finti artigiani continuino a sfruttare la reputazione costruita in decenni dalle imprese autentiche, creando confusione sul mercato e potenziali rischi di inganno per chi acquista».
Lavoro giuridicamente riconosciuto
La nuova legge rende quindi la qualifica di “artigiano” giuridicamente riconoscibile, superando la possibilità di utilizzare il termine come un semplice aggettivo a fini pubblicitari. Per chi viola le disposizioni sono previste sanzioni pari all’1% del fatturato, e comunque non inferiori a 25mila euro per ciascuna violazione. Le nuove regole si applicano a tutte le principali forme di comunicazione commerciale: dalla pubblicità al packaging, dalle etichette ai siti internet, fino all’e-commerce e ai social network.
Le nuove regole
Gli effetti della normativa sono concreti. Un bar dotato di laboratorio di gelateria ma non iscritto all’Albo delle imprese artigiane, ad esempio, non potrà pubblicizzare il proprio gelato come “artigianale”, pur potendolo definire “di produzione propria” o “di qualità”. Un’impresa non artigiana potrà invece vendere un prodotto realizzato da un’impresa artigiana e presentarlo come tale, purché sia in grado di dimostrarne l’effettiva provenienza.
Restano alcune indicazioni
Allo stesso modo, sarà possibile valorizzare l’origine artigiana di un singolo componente o ingrediente, senza però estendere automaticamente tale qualifica all’intero prodotto. Restano inoltre utilizzabili espressioni come “fatto a mano”, “tradizionale”, “sartoriale”, “su misura” e “realizzato con manualità”, a condizione che non vengano impiegate in modo ingannevole.
I divieti come sono estesi
Il divieto di utilizzare le denominazioni “artigianato”, “artigiano” e “artigianale” riguarda anche i soggetti che non operano in forma d’impresa, come i titolari di partita IVA non iscritti all’Albo delle imprese artigiane e gli hobbisti che vendono occasionalmente beni o servizi.La disciplina, infine, non modifica le normative speciali già esistenti, come quelle relative alla birra artigianale e alle Indicazioni Geografiche Protette.
Un testo per orientarsi
Per aiutare imprese e consumatori a orientarsi tra le nuove regole, Confartigianato ha realizzato il vademecum “Pubblicità e artigianato”, con indicazioni ed esempi pratici per utilizzare correttamente i riferimenti al mondo dell’artigianato.





