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Nuove sanzioni Usa contro l’Iran, Teheran minaccia ritorsioni. Trump: “Hormuz completamente sminato”

Nuove sanzioni Usa contro l’Iran, Teheran minaccia ritorsioni. Trump: “Hormuz completamente sminato”

Washington colpisce 60 persone, entità e navi e avverte: chi continuerà a fare affari con Teheran rischia l’esclusione dal sistema del dollaro. Pechino respinge la “guerra economica”, mentre Pakistan, Oman e Qatar tentano di riaprire il canale diplomatico
mercoledì, 26 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Mentre Washington intensifica la “guerra economica” contro l’Iran e contro i Paesi che continuano a fare affari con Teheran, restano aperti alcuni canali diplomatici: Pakistan, Oman e Qatar tentano di favorire una de-escalation e il ritorno al negoziato.

Gli Stati Uniti hanno annunciato sanzioni contro circa 60 persone, entità e imbarcazioni accusate di finanziare o sostenere attività militari, petrolifere e informatiche iraniane.

Nel mirino figurano anche alti ufficiali dei Pasdaran e reti impegnate nel commercio di petrolio attraverso Emirati, Cina, Singapore ed Europa. Il Dipartimento di Stato ha inoltre offerto fino a 10 milioni di dollari per informazioni sui vertici dei Guardiani della rivoluzione ritenuti responsabili di attacchi contro personale e infrastrutture statunitensi.

La minaccia più pesante è però arrivata dal segretario al Tesoro Scott Bessent: chi continuerà ad aiutare Teheran a movimentare denaro o a commerciare con il regime rischia di essere escluso dal sistema del dollaro, con conseguenze potenzialmente gravissime per banche e imprese coinvolte nel commercio internazionale.

Pechino ha già respinto l’avvertimento. “La massima pressione nell’ambito di una guerra economica non risolve affatto i problemi”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, promettendo “tutte le misure necessarie” per difendere gli interessi cinesi. Anche Teheran ha annunciato contromisure.

Il ministro dell’Economia Ali Madanizadeh ha parlato di “attacco terroristico economico”: “La nostra difesa non è più soltanto difensiva, i nemici devono attendersi un attacco”. I Pasdaran hanno minacciato azioni contro “interessi vitali” americani e contro gli snodi energetici se le infrastrutture iraniane saranno colpite.

Hormuz “sminato”

Sul fronte dello Stretto, Donald Trump ha annunciato che Hormuz è stato “completamente sminato” dalla Marina americana. “Tutte le mine sono state rimosse e/o fatte brillare nelle acque internazionali”, ha scritto su Truth, avvertendo Teheran che qualsiasi nave iraniana dovesse posarne di nuove sarà “immediatamente e sistematicamente distrutta”. Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti stanno sorvegliando “ogni centimetro quadrato” dello Stretto attraverso la Space Force. La situazione resta tuttavia estremamente fragile. Lunedì soltanto una nave per il trasporto di materie prime aveva attraversato Hormuz, il dato più basso dal 7 maggio secondo Kpler.

Una petroliera è stata inoltre colpita da un proiettile di origine non identificata nove miglia nautiche al largo dell’Oman: danneggiata la sala macchine, nessun ferito tra l’equipaggio. Teheran ha intanto pubblicato una lista nera di 45 navi accusate di aver violato le proprie regole di transito: almeno 14, secondo un’analisi dell’Afp, sono già state coinvolte in attacchi dall’inizio della guerra.

Mediazione di Pakistan e Oman

Parallelamente si muove la diplomazia. Il capo dell’esercito pachistano Asim Munir e il ministro dell’Interno Mohsin Naqvi hanno concluso una missione a Teheran che Islamabad definisce caratterizzata da “progressi significativi”. Secondo il presidente della commissione Esteri del Parlamento iraniano Abbas Golrou, Munir avrebbe consegnato un messaggio americano volto a rilanciare il processo politico.

L’Oman, tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, ha inviato nella capitale iraniana il ministro degli Esteri Badr Al Busaidi per colloqui con Abbas Araghchi su Hormuz e sulla crisi con gli Stati Uniti. Il Qatar ha invece criticato le sanzioni americane come “unilaterali” e chiesto un intervento di mediazione.

Anche Baghdad cerca una de-escalation

Anche Baghdad tenta di ritagliarsi un ruolo nella de-escalation, proponendo a Iran e Arabia Saudita la creazione di un Consiglio congiunto di coordinamento sulla sicurezza. Segnali contraddittori arrivano infine da Washington. Da un lato Trump ha chiesto la fine “immediata” delle esecuzioni dei manifestanti iraniani; dall’altro, secondo il New York Times, il Dipartimento di Stato si prepara a far rientrare parte dei diplomatici evacuati dalle ambasciate mediorientali. Un segnale che l’amministrazione americana, pur continuando ad alzare la pressione economica e militare su Teheran, non prevederebbe nell’immediato una nuova offensiva su vasta scala.

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