L’esistenza di ogni essere umano è costruita su una routine che si snoda tra casa e lavoro, con qualche uscita nel tempo libero. I piaceri della vita sono da ricercare nelle piccole cose, molto spesso però rimandiamo ciò che ci fa stare bene. Che sia una telefonata a un amico, una passeggiata all’aria aperta, l’attività fisica o un buon libro. Ed è un paradosso, perché se è normale che rimandiamo le cose faticose, noiose o spiacevoli non dovrebbe essere così per le cose positive e piacevoli che dovrebbero farci stare bene. La procrastinazione, quindi, non riguarda solo ciò che abbiamo il dovere di fare, ma delle volte riguarda anche ciò che desideriamo fare.
La gratificazione immediata come trappola
In questo caso non si tratta di pigrizia o mancanza di volontà in senso stretto, molte volte è un problema di regolazione del comportamento nel tempo. Sappiamo che una determinata azione o attività ci farà stare bene e avrà effetti positivi sul nostro stato mentale, eppure la rimandiamo, nel presente scegliamo di compiere ciò che richiede meno energia, meno esposizione emotiva o meno sforzo.
Nell’immaginario collettivo la procrastinazione serve sempre a evitare un compito spiacevole, ma diversi studi hanno dimostrato che, almeno nel breve periodo, serve a modificare come ci sentiamo. In termini tecnici gli psicologi Fuschia Sirois e Timothy Pychyl hanno proposto di leggere la procrastinazione anche come una forma di regolazione dell’umore a breve termine. Infatti, quando siamo stanchi, stressati, annoiati o emotivamente sovraccarichi tendiamo a privilegiare ciò che offre una gratificazione immediata anche se siamo consapevoli che potrebbe non essere la scelta migliore per la nostra persona nel futuro. Il cervello non confronta sempre in modo neutrale due alternative e di conseguenza il beneficio futuro può essere psicologicamente meno importante del sollievo immediato. Qui entra in campo uno dei paradossi della procrastinazione: possiamo rinunciare a qualcosa che ci farebbe stare meglio in futuro per un tempo più lungo per ottenere qualcosa che invece fa stare meglio subito ma solo per pochi minuti o ore.
Quando il piacere diventa un dovere
Il problema è che nella società odierna, dove la vita è sempre organizzata intorno a una lista di cose da fare tra obblighi e scadenze, anche il tempo libero rischia di diventare l’ennesima casella da spuntare e di conseguenza tutte quelle attività che sarebbero positive per la nostra salute mentale e fisica si trasformano in un dovere difficile da intraprendere. Si finisce così in un circolo vizioso che provoca solo stress e difficoltà. Uno studio pubblicato nel British Journal of Health Psychology ha evidenziato che la procrastinazione cronica nel tempo è associata a maggiore stress e a comportamenti sfavorevoli alla salute mentale. Tanto che viene analizzato che lo stress rappresenta una delle vie attraverso cui la procrastinazione può essere collegata a problemi di salute.
Non bisogna poi dimenticare e sottovalutare che alcuni comportamenti positivi hanno un costo emotivo che magari in un dato periodo la nostra mente non può sopportare. Per esempio, telefonare a un amico non significa solo alzare la cornetta e comporre un numero, significa esporsi, raccontare, ascoltare ed essere disponibili. Se già siamo stanchi o sovraccarichi anche un rapporto che solitamente ci fa bene può essere percepito come un dovere. Quindi la risposta al perché rimandiamo ciò che ci piace non può essere una sola. A volte siamo stanchi, altre volte l’attività che prima attendevamo con ansia è diventata un obbligo o altre volte ancora cerchiamo una gratificazione immediata. Per questo l’unico modo per superare questo scoglio è non aspettare di avere voglia di fare qualcosa prima di farla, ma cominciare subito, perché tanto la motivazione arriverà dopo. In questo modo si esce dalla logica del “tutto o niente”, ma si compie qualcosa che fa bene alle persone che siamo nel presente senza pensare troppo al traguardo finale.





