Oggi viviamo una vita circondata da mille possibilità diverse, che riguardano qualsiasi ambito della quotidianità, da cosa vogliamo mangiare a cena a cosa vogliamo vedere in tv fino a decisioni importanti come il lavoro che vogliamo svolgere. Circostanze che portano inevitabilmente a dover prendere delle decisioni, che talvolta possono arrivare a consumarci.
La choice overload
Le opportunità di scelta sono una libertà, ma questa libertà non coincide necessariamente con la facilità di scegliere. Questo perché il cervello, quando si ritrova a dover prendere una decisione, non confronta esclusivamente e meccanicamente tutte le alternative possibili, ma deve stabilire quali sono le informazioni rilevanti, prevedere le possibili conseguenze, attribuire un valore alle varie possibilità e immaginare anche a cosa si rinuncerà prediligendo una determinata opzione. In questi casi si parla di choice overload, ovvero il sovraccarico da scelta che indica che l’abbondanza di alternative tende a diventare più problematica quando le opzioni sono complesse o non abbiamo preferenze chiare. Il problema, quindi, non è la varietà di opzioni, quanto le condizioni che rendono decidere più pesante per il nostro benessere mentale.
I massimizzatori e soddisfatori
L’impatto di questo sovraccarico dipende anche dal modo in cui elaboriamo le informazioni, pensiamo e apprendiamo, in psicologia si utilizza il termine stile cognitivo. Lo psicologo Barry Schwartz suddivide le persone in due categorie, i massimizzatori e i soddisfatori. I primi si pongono come obiettivo quello di fare la scelta migliore, ma così facendo si espongono continuamente a livelli elevati di ansia e stress. I soddisfatori, invece, scelgono l’alternativa che soddisfa dei criteri minimi di sufficienza.
La nostra capacità di prendere decisioni, poi, è influenzata anche dal nostro stato emotivo e dal livello di energia che possediamo. Infatti, dopo una giornata impegnativa anche una piccola scelta all’apparenza banale ci sembrerà faticosa. Questo fenomeno viene chiamato decision fatigue, ovvero fatica decisionale. Il concetto alla base di questo termine è che una serie di decisioni impegnative può favorire la tendenza a optare per l’alternativa più semplice o rimandare la decisione.
La paura della scelta
Non bisogna dimenticare, poi, che il problema è anche la paura di scegliere nel modo sbagliato. Più una decisione sembra importante e irreversibile più perdiamo tempo, cerchiamo informazioni e analizziamo tutti gli scenari possibili fino a finire in un circolo vizioso in cui, più studiamo e facciamo ricerche, più emerge una quantità di possibili conseguenze tale da rendere difficile stabilire cosa fare. Gestire questo sovraccarico di possibilità richiede una tutela della propria energia mentale. Cercare l’opzione perfetta è molto spesso un obiettivo irrealistico che alimenta l’ansia, per questo diversi studi psicologici suggeriscono di adottare criteri di sufficienza per le decisioni meno importanti e secondarie.





