Quando Edward Warchocki parla, sembra quasi un ragazzo qualunque: emotivo, socievole, capace di conquistare chiunque con poche frasi. Ma quando tace, è impossibile dimenticare che Edward è un robot umanoide alto un metro e venti, diventato una celebrità nelle strade della Polonia. L’idea è nata sei mesi fa, quando Bartosz Idzik e Radosław Grzelaczyk hanno acquistato un robot cinese e gli hanno dato un nome che unisse un cane, un ringhio e un’identità polacca. All’inizio Edward non parlava e la gente ne era intimorita. Poi Idzik, sviluppatore software, lo ha collegato a un modello linguistico avanzato capace di conversare in tempo reale.
“Quando ha iniziato a parlare, la gente lo ha adorato”, racconta. Da allora Edward è ovunque: ha visitato il Parlamento, scalato montagne, nuotato nei laghi, è stato “arrestato” per scherzo e ha persino scacciato dei cinghiali a Varsavia in un video virale. Oggi conta oltre un milione di follower e 4 miliardi di visualizzazioni. Il fenomeno non è isolato. Nel 2026 gli umanoidi‑influencer sono diventati parte del paesaggio urbano globale. Tutti condividono la stessa origine: il Unitree G1, il robot umanoide cinese più diffuso al mondo, grande come un bambino, diventato protagonista di talent show, incontri di boxe, performance di kung fu, concerti, streaming, cerimonie religiose e sketch comici.
Negli Stati Uniti, il giovane Jake Cooperstein ha acquistato un G1 dopo averlo testato a New York. Il modello base costa 13.500 dollari, ma ha scelto la versione U5, più avanzata e personalizzabile, da 66.000 dollari. Il suo robot, il Brickell Clanker, è diventato una star dei party post‑Mondiali. Oggi Cooperstein guadagna offrendo il robot a eventi e locali: 800–1.200 dollari l’ora, a seconda delle “esigenze del robot”.





