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Roggero a Bollate, l’affondo su Mattarella: “Si metta una mano sulla coscienza”

Roggero a Bollate, l’affondo su Mattarella: “Si metta una mano sulla coscienza”

Il gioielliere, condannato a 15 anni, ammette il pentimento, ma richiama la paura vissuta durante la rapina. La moglie deposita la domanda di grazia. Meloni: “Mi aggredisci, mi difendo. E dovrei risarcirti io?”
sabato, 18 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Non l’ha toccata piano di certo piano con Sergio Mattarella, Mario Roggero. Davanti al carcere di Bollate, ieri, prima di varcare il cancello, il gioielliere ha rivolto al Capo dello Stato un attacco destinato a pesare sul caso: “Ha graziato lo scafista che ha ammazzato trenta persone, ha graziato la Minetti. Penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza”.

Nel frattempo la moglie ha depositato la domanda di grazia e la richiesta di sospensione temporanea della pena. E dunque l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Asti ha condotto Roggero a Bollate, dove dovrà scontare una condanna a quindici anni. Lui la chiama “ergastolo” e non nasconde la rabbia: “Viva la giustizia italiana”. A 72 anni, il primo ingresso in prigione assume per il gioielliere il volto di una frattura definitiva. “Stasera (ieri sera, ndr) vedrò come sarà. Non sono mai andato in carcere”, ha confidato ai cronisti.

Roggero si è detto pentito, ma ha legato il rimorso al senno di poi. Nel racconto dell’assalto, la paura occupa ancora il centro della scena: “Bisogna trovarsi in quel momento”, ha ribadito. Alla domanda se rifarebbe la stessa cosa, ha opposto una risposta secca: quando una pistola punta il volto, ha spiegato, chi teme di morire può sparare per primo. Nessuna giustificazione assoluta, dunque, ma neppure una resa alla lettura giudiziaria che lo ha portato dietro le sbarre.

Bollate

La scelta di Bollate non nasce per caso. Qualcuno gli aveva indicato l’istituto come il luogo migliore, per le attività offerte e per un modello detentivo meno chiuso rispetto ad altre strutture. Roggero ha persino citato l’inglese, materia che vorrebbe ancora imparare. Una battuta amara, quasi un tentativo di alleggerire il peso di una giornata che ha segnato l’inizio della pena. Fuori dal carcere, intanto, il suo nome divide partiti e governo. Giorgia Meloni ha trasformato il caso in un messaggio politico: “Mi aggredisci, mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”.

Il Premier ha richiamato il ddl Sicurezza e la norma che esclude il risarcimento per chi subisce un danno durante la commissione di un reato, così come per i familiari. Il principio, nelle parole del Primo Ministro, suona netto: lo Stato deve stare dalla parte di chi si difende, non di chi delinque.
La Lega ha rilanciato e ha promesso una mobilitazione su più fronti. Il partito sostiene la domanda di grazia, valuta iniziative compatibili con la legge e non esclude una candidatura, qualora i requisiti normativi lo consentano. Parallelamente, il Carroccio prepara una raccolta fondi per aiutare il gioielliere a pagare i risarcimenti stabiliti dalla sentenza. Matteo Salvini ha parlato di “battaglia di giustizia” e ha invitato chi considera Roggero una persona onesta a far sentire la propria voce.

Tutela domiciliare

Andrea Ostellari ha difeso invece la riforma della legittima difesa del 2019. Il Sottosegretario alla Giustizia ha rivendicato il rafforzamento della tutela domiciliare, il riconoscimento del grave turbamento nei casi di eccesso colposo e il rimborso delle spese legali per chi ottiene un’assoluzione o un’archiviazione. Poi ha attaccato Davide Faraone e gli ha chiesto di chiarire ai cittadini se intenda opporsi alle misure proposte dal Centrodestra. Da Italia viva è arrivata una lettura opposta. Enrico Borghi vede nella vicenda la prova di una maggioranza prigioniera della rincorsa a Destra. Secondo il Senatore, Roberto Vannacci detta ormai il passo, mentre i moderati della coalizione finiscono sotto la sua agenda.

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