Le autorità sudafricane hanno avviato un’indagine ad alta priorità sull’omicidio di Andile Mvuyelwa Somgxada, uno dei leader del movimento anti‑immigrazione March and March, ucciso a colpi d’arma da fuoco fuori dalla sua abitazione a Greenfield, Johannesburg. Somgxada, 46 anni, era stato ferito il 4 luglio, pochi giorni dopo le proteste nazionali del 30 giugno, ed è morto in ospedale il 9 luglio. La polizia ha annunciato la creazione di una squadra multidisciplinare composta da investigatori esperti e agenti dell’intelligence criminale. Il Commissario Nazionale ad interim, Puleng Dimpane, ha definito l’omicidio “un attacco grave e inaccettabile”, promettendo di rintracciare i responsabili.
Somgxada era una figura centrale di March and March nella provincia di Gauteng, movimento che negli ultimi mesi ha organizzato proteste contro i migranti irregolari, spesso accompagnate da tensioni e episodi di intimidazione. La leader nazionale del gruppo, Jacinta Ngobese‑Zuma, ha annunciato che le manifestazioni continueranno ogni giovedì per i prossimi sei mesi, finché il governo non introdurrà leggi più severe contro l’immigrazione clandestina. La polizia ha lanciato un avvertimento ai gruppi che continuano a molestare cittadini stranieri: “Tali azioni sono illegali e non saranno tollerate”.
Il messaggio arriva in un clima di crescente ostilità verso i migranti, spesso accusati — senza prove — di sottrarre lavoro e risorse alle comunità locali. Parallelamente, le autorità hanno arrestato cinque sospetti a Lephalale, nella provincia di Limpopo, che si spacciavano per funzionari del Ministero degli Interni. Il gruppo avrebbe intimidito un cittadino nigeriano, costringendolo a chiudere il suo negozio con la falsa accusa che ai cittadini stranieri non fosse consentito gestire attività commerciali. Una verifica ufficiale ha confermato che l’uomo possedeva tutta la documentazione legale per risiedere e lavorare in Sudafrica.





