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Dalla DARPA a Internet – come il Pentagono trasforma la ricerca in potere strategico

venerdì, 10 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Quando si parla di innovazione tecnologica globale, l’attenzione si concentra spesso sulla Silicon Valley. In realtà, all’origine di molte delle tecnologie che hanno trasformato il mondo vi è la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti creata nel 1958 dopo il lancio dello Sputnik con una missione precisa: impedire che gli Stati Uniti fossero superati da un avversario sul piano tecnologico.

La DARPA non possiede laboratori né produce direttamente sistemi d’arma. Agisce come un investitore pubblico dell’innovazione, finanziando università, centri di ricerca, startup e grandi imprese, coordinando progetti ad alto rischio fino alla realizzazione di prototipi. La produzione industriale viene poi affidata ai contractor della difesa o alle aziende private.

Da questo modello sono nate alcune delle innovazioni più importanti degli ultimi decenni. Il caso più noto è ARPANET, antenato di Internet, ma lo stesso vale per tecnologie legate al GPS, al riconoscimento vocale, all’intelligenza artificiale e ad alcune applicazioni biomediche successivamente trasferite al settore civile.

Il trasferimento tecnologico non è però automatico. Il Pentagono valuta ogni innovazione in funzione del suo contributo alla sicurezza nazionale. Le tecnologie ritenute strategiche possono essere classificate, secretate o sottoposte ai controlli previsti dalla normativa ITAR (International Traffic in Arms Regulations), limitandone l’esportazione anche quando lo sviluppo è stato realizzato da imprese private.

Le tecnologie “dual use”, utilizzabili sia in ambito civile sia militare, seguono invece un percorso diverso. La loro diffusione commerciale consente di attrarre capitali privati, aumentare la produzione, ridurre i costi e accelerare l’innovazione. È quanto è avvenuto con Internet, il GPS e, oggi, con numerose applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Diversa è la sorte delle tecnologie esclusivamente militari. Il programma stealth, sviluppato grazie ai finanziamenti della DARPA, rimase segreto per oltre un decennio prima che alcune conoscenze trovassero applicazioni civili nei radar, nelle telecomunicazioni e nella simulazione elettromagnetica.

L’attuale rivoluzione dell’intelligenza artificiale ripropone la stessa dinamica. I grandi modelli linguistici e gli algoritmi avanzati costituiscono contemporaneamente prodotti commerciali e risorse strategiche. Per questo Washington ha rafforzato i controlli sulle tecnologie più sensibili, mentre molte imprese progettano soluzioni conformi ai requisiti della difesa o classificabili come dual use.

Questo modello evidenzia una caratteristica peculiare del sistema americano: lo Stato finanzia la ricerca più rischiosa, il mercato accelera lo sviluppo industriale e il Pentagono decide quali innovazioni debbano rafforzare la sicurezza nazionale e quali possano essere diffuse a livello globale. È un esempio di capitalismo strategico nel quale l’intervento pubblico non sostituisce il mercato, ma ne orienta lo sviluppo.

Il confronto con l’Unione Europea è significativo. Pur disponendo di eccellenti università, capacità scientifiche e programmi come Horizon Europe, l’UE continua a privilegiare l’armonizzazione normativa e la tutela della concorrenza rispetto a una strategia unitaria di politica tecnologica. La frammentazione degli investimenti, la limitata integrazione della difesa e l’assenza di un’agenzia con il ruolo della DARPA riducono la capacità europea di trasformare la ricerca in leadership industriale e geopolitica. Ne deriva un paradosso: mentre gli Stati Uniti utilizzano lo Stato come motore dell’innovazione strategica, in Europa ciò non è possibile non solo per le scelte finanziarie fatte, ma per le regole che ci siamo dati, salvo una modifica dei Trattati esistenti.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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