Una folla immensa ha attraversato ieri Teheran per il corteo funebre di Ali Khamenei, nel terzo giorno delle cerimonie pubbliche per l’ex Guida Suprema iraniana, uccisa nel primo giorno della guerra contro Stati Uniti e Israele. Dopo due giorni di esposizione nella Grande Moschea della capitale, il feretro è stato portato lungo via Damavand, piazza Enghelab e piazza Azadi, tra cori di “Morte all’America” e “Morte a Israele”.
Le immagini della tv di Stato hanno mostrato una massa di persone estesa per chilometri. L’agenzia Tasnim ha parlato di “milioni” in strada e del “più grande raduno pubblico della storia recente” del Paese, senza fornire dati ufficiali. Secondo i media iraniani, la partecipazione sarebbe stata superiore a quella registrata nel 2020 per i funerali del generale Qassem Soleimani, quando scesero in piazza oltre un milione di persone.
Per raggiungere anche i fedeli rimasti nelle zone orientali della città, le autorità hanno annunciato il trasferimento delle bare in elicottero nel corso della giornata. Lo spazio aereo di Teheran è stato chiuso durante le cerimonie, con la sospensione dei voli negli aeroporti di Mehrabad e Imam Khomeini. La sepoltura finale è prevista il 9 luglio a Mashhad, dove sarà chiuso anche lo spazio aereo.
Assenze e appelli alla vendetta
Il corteo ha mostrato anche i nuovi equilibri interni alla Repubblica islamica. Alla processione hanno partecipato il capo della magistratura Gholamhossein Ejei, reintegrato ieri da Mojtaba Khamenei, il primo vicepresidente Mohammadreza Aref e il capo del Consiglio per il Discernimento, Sadegh Larijani.
Il presidente Masoud Pezeshkian, secondo l’agenzia Irna, sarà invece presente alle cerimonie in Iraq. Non è stata vista in pubblico la nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, assente finora dalle celebrazioni dopo la nomina. Assenti anche gli ex presidenti Hassan Rouhani, Mahmoud Ahmadinejad e Mohammad Khatami.
Ejei, parlando alla tv di Stato, ha rilanciato l’appello alla vendetta contro gli Stati Uniti, accusati da Teheran di “crimini di guerra”. Secondo il capo della magistratura, la risposta serve a impedire che “azioni criminali” simili si ripetano. Durante il corteo, Tasnim ha mostrato uno striscione con la scritta: “Uccideremo Trump”.
La portavoce del governo, Fatemeh Mohajerani, ha definito la mobilitazione una prova di unità nazionale: “La processione indica l’empatia tra il popolo e il governo, che rafforzerà il potere dell’Iran”.
Trump rilancia le minacce
Da Washington, Donald Trump ha confermato la linea dura verso Teheran. “O faremo l’accordo con l’Iran o finirò il lavoro”, ha detto nello Studio Ovale. “In un modo o nell’altro, vinciamo”.
Il Presidente americano ha aggiunto di non cercare un cambio di regime, ma ha sostenuto che le capacità nucleari iraniane siano state distrutte: “Andremo a raccogliere la polvere nucleare. Quello è rimasto”.
Sul negoziato, il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha definito l’attuazione del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti “difficile, ma possibile”.
Parlando a Teheran con Mohammad Darwish, capo del Consiglio direttivo di Hamas arrivato per le esequie, Ghalibaf ha chiarito che l’Iran “non ha la pace con gli Stati Uniti” e “non riconoscerà Israele”. Secondo Ghalibaf, nel memorandum sono stati inseriti due punti chiesti da Teheran: rispetto dell’integrità territoriale dei Paesi della regione e fine della guerra contro gli alleati iraniani dell’“asse della resistenza”. L’Iran, ha aggiunto, continuerà a sostenerli “se necessario con i missili” e, quando serve, “con la pressione attraverso i negoziati”.
Hamas lascia il governo di Gaza
Nella Striscia, Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo con cui ha governato Gaza per quasi vent’anni. Il capo del comitato di emergenza, Mohammed al-Farra, ha presentato le dimissioni e sciolto il comitato per facilitare il passaggio amministrativo al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza, organismo tecnocratico previsto dal Board of Peace guidato dagli Stati Uniti. L’annuncio apre formalmente la strada alla transizione civile, ma resta irrisolto il nodo centrale: Hamas non ha ancora accettato di deporre le armi, condizione che finora ha impedito al comitato di entrare pienamente nella Striscia. Intanto la guerra continua. Un raid israeliano ha ucciso almeno due palestinesi a Gaza City, sulla strada Omar Al-Mokhtar, secondo fonti sanitarie locali.
L’esercito israeliano non ha commentato. L’Ong israeliana Physicians for Human Rights ha denunciato anche il grave peggioramento delle condizioni di Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, detenuto da Israele dal 27 dicembre 2024. Secondo l’organizzazione, il medico sarebbe stato picchiato in carcere e la sua vita sarebbe “in grave pericolo”. In Libano proseguono invece i rientri degli sfollati nei villaggi del Sud colpiti dai bombardamenti israeliani, spesso ridotti in macerie.





