Hamas ha annunciato lo scioglimento dell’organismo con cui ha governato la Striscia di Gaza, aprendo formalmente la strada al trasferimento dell’amministrazione civile al Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, il panel palestinese di tecnocrati previsto dal piano sostenuto dagli Stati Uniti e supervisionato dal Board of Peace.
La decisione, comunicata oggi, è stata presentata dal movimento islamista come un passo per consentire al nuovo organismo di entrare nella Striscia e assumere le competenze amministrative.
Secondo Hamas, il capo del Comitato di emergenza del governo, Mohammed al-Farra, ha presentato le dimissioni come primo atto dello scioglimento della struttura che negli ultimi mesi aveva continuato a gestire servizi e apparati civili. Il movimento ha precisato che resterà in funzione solo il personale tecnico e professionale necessario a evitare un vuoto amministrativo nei servizi essenziali.
La mossa riguarda però l’amministrazione civile, non il controllo militare. Restano infatti aperti i due dossier centrali del piano: il disarmo di Hamas e il ritiro progressivo delle forze israeliane dalla Striscia. Secondo Reuters, il movimento islamista conserverebbe ancora influenza sulle attività di sicurezza in alcune aree di Gaza, mentre Israele continua a controllare oltre il 60% del territorio.
Il Comitato tecnocratico
È su questo punto che si concentra lo scetticismo israeliano: per i media vicini al governo di Benjamin Netanyahu, l’annuncio non modifica l’equilibrio reale sul terreno e rappresenta “uno spin mediatico senza significato”, con cui Hamas starebbe soltanto cercando di prendere tempo.
Il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, guidato dall’ingegnere palestinese Ali Shaath, era stato indicato nei mesi scorsi come l’organismo destinato a gestire la fase transitoria postbellica.
La sua missione dovrebbe essere limitata all’amministrazione civile, alla ricostruzione e alla riattivazione dei servizi pubblici, sotto la cornice del Board of Peace.
Ma il comitato non è ancora entrato nella Striscia e opera finora dall’esterno, anche per il mancato accordo sulle condizioni di sicurezza e sul trasferimento effettivo dei poteri.
La risposta del Board of Peace
Il Board of Peace ha preso atto dell’annuncio, ma ha chiesto che alle dichiarazioni seguano atti concreti. La posizione del board è che il nuovo organismo tecnocratico debba avere il pieno controllo dell’amministrazione e che la gestione delle armi non possa restare nelle mani di Hamas.
Il piano prevede infatti una sequenza politica e militare complessa: passaggio dei poteri civili, ingresso dei tecnocrati, avanzamento della ricostruzione, disarmo del movimento islamista e ritiro israeliano per fasi.





