La Cina ha annunciato il divieto d’ingresso per quattro parlamentari neozelandesi che, nelle scorse settimane, avevano partecipato a una visita ufficiale a Taiwan, definita da Pechino una “grave interferenza” negli affari interni cinesi. La decisione, comunicata dal Ministero degli Esteri, rappresenta uno dei segnali più duri nelle relazioni tra i due Paesi degli ultimi anni e arriva in un momento di crescente tensione nel Pacifico.
I parlamentari, appartenenti a un gruppo bipartisan, avevano incontrato funzionari taiwanesi per discutere di cooperazione economica, sicurezza regionale e scambi parlamentari. La Cina ha reagito accusando Wellington di aver “violato il principio dell’unica Cina” e di aver inviato un messaggio politico “sbagliato e provocatorio”. Le sanzioni prevedono il divieto permanente di ingresso nel territorio cinese, incluse Hong Kong e Macao.
Il governo neozelandese ha espresso “rammarico” per la decisione, sottolineando che le visite parlamentari non rappresentano la posizione ufficiale dell’esecutivo e che la Nuova Zelanda mantiene una politica estera indipendente. Tuttavia, il Ministero degli Esteri ha ribadito che il Paese continuerà a sostenere “relazioni costruttive” con entrambe le parti dello Stretto. Taiwan ha ringraziato la delegazione neozelandese per il sostegno, definendo la reazione di Pechino “ingiustificata e coercitiva”.
L’isola, che la Cina considera parte del proprio territorio, è al centro di un’intensa competizione geopolitica che coinvolge Stati Uniti, Australia e diversi Paesi del Pacifico. Gli analisti ritengono che la mossa di Pechino sia un avvertimento non solo alla Nuova Zelanda, ma a tutti gli Stati che stanno rafforzando i rapporti con Taipei. La regione vive un momento di forte polarizzazione, con la Cina che intensifica la pressione diplomatica e militare e con Taiwan che cerca nuovi partner per consolidare la propria posizione internazionale.





