Donald Trump e Xi Jinping hanno aperto a Pechino il vertice bilaterale più importante degli ultimi anni tra Stati Uniti e Cina, nel tentativo di stabilizzare rapporti sempre più tesi su commercio, tecnologia, Taiwan e sicurezza internazionale. Il presidente americano è arrivato nella capitale cinese accompagnato da una delegazione di dirigenti delle principali aziende statunitensi, tra cui Elon Musk, Tim Cook, Jensen Huang e Kelly Ortberg. Trump ha spiegato che i manager americani sono in Cina “per rendere omaggio” a Pechino e sviluppare nuove attività commerciali.
Il summit arriva dopo mesi di escalation commerciale, restrizioni reciproche sui semiconduttori e nuove tensioni geopolitiche aggravate dalla crisi iraniana e dalla guerra in Ucraina. Nessuna delle due parti promette svolte decisive, ma Washington e Pechino cercano di consolidare una tregua economica e politica che eviti nuove destabilizzazioni globali.
I due leader hanno concordato di sostenersi reciprocamente per il successo dei prossimi vertici Apec e G20 previsti nel 2026, nel tentativo di dare una cornice più stabile ai rapporti bilaterali. Xi ha parlato della necessità di costruire relazioni “costruttive, strategiche e stabili”, mentre Trump punta a presentare il summit come un successo diplomatico in una fase politicamente delicata negli Stati Uniti.
Dazi, tecnologia e grandi imprese
Il commercio resta il tema centrale dei colloqui. Washington punta a consolidare l’accesso alle terre rare cinesi e a ottenere nuovi acquisti di prodotti americani, soprattutto nei settori agricolo e aeronautico. Pechino chiede invece maggiore prevedibilità sui dazi e un allentamento delle restrizioni statunitensi sui semiconduttori.
Xi Jinping ha definito “positivi” gli incontri tra le delegazioni economiche dei due Paesi avvenuti nelle scorse ore in Corea del Sud, parlando di un risultato “complessivamente equilibrato e positivo”.
“Non ci sono vincitori in una guerra commerciale”, ha dichiarato il leader cinese, aggiungendo che “la consultazione su un piano di parità è l’unica scelta corretta”. Xi ha insistito sul fatto che le relazioni economiche tra Washington e Pechino siano “vantaggiose per entrambe le parti” e ha promesso che la Cina “si aprirà ancora di più al mondo”.
Trump ha risposto con toni concilianti. “Avremo un futuro fantastico insieme”, ha detto rivolgendosi a Xi all’inizio del bilaterale. Più tardi ha definito i colloqui “ottimi”, parlando di “grande rispetto” per il presidente cinese.
Nonostante il clima disteso, la diffidenza reciproca resta alta. Secondo Fox News, l’intera delegazione americana utilizza telefoni e computer “usa e getta”, evitando i dispositivi personali per timore di attività di spionaggio informatico cinese.
Taiwan resta il nodo centrale
La questione taiwanese continua a essere il principale punto di frizione strategica tra Washington e Pechino. Xi Jinping ha definito Taiwan “il tema più importante” nelle relazioni tra Cina e Stati Uniti e ha avvertito che una “gestione errata” del dossier potrebbe provocare “scontri o addirittura conflitti” tra le due potenze.
Pechino continua a contestare le forniture militari americane all’isola e punta a ottenere un atteggiamento più prudente da parte degli Stati Uniti sul sostegno politico e militare a Taipei.
Ucraina, Iran e Corea del Nord
Durante il summit, Trump e Xi hanno discusso anche della guerra in Ucraina, della crisi in Medio Oriente e della Corea del Nord. Secondo l’agenzia cinese Xinhua, i due leader hanno avuto uno “scambio di opinioni” sui principali dossier internazionali.
Washington punta in particolare a convincere Pechino a esercitare pressioni sull’Iran per favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz e contenere l’instabilità energetica globale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha sottolineato che la Cina ha “tutto l’interesse” a evitare il blocco del passaggio strategico, fondamentale per gli approvvigionamenti energetici asiatici.
Pechino, dal canto suo, cerca soprattutto di evitare un’escalation regionale che possa colpire il commercio mondiale e rallentare ulteriormente la crescita economica cinese.





