Secondo fonti di intelligence occidentali, gli Emirati Arabi Uniti starebbero facendo transitare petroliere “fantasma” attraverso lo Stretto di Hormuz per aggirare il blocco imposto dall’Iran e mantenere attivi i flussi di esportazione energetica.
Le imbarcazioni, registrate sotto bandiere di comodo e dotate di sistemi di tracciamento disattivati, opererebbero in acque internazionali con scorte minime e rotte variabili, riducendo al minimo la possibilità di intercettazione.
La strategia, descritta da analisti come “una sfida silenziosa”, riflette la crescente tensione tra Abu Dhabi e Teheran, in un contesto di rivalità regionale che si intreccia con gli interessi globali sul petrolio. Lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per un quinto del greggio mondiale, è da mesi teatro di controlli e sequestri da parte delle Guardie della Rivoluzione iraniane, che accusano gli Emirati di favorire operazioni illegali e di sostenere la presenza militare occidentale nel Golfo.
Le autorità emiratine non hanno confermato ufficialmente le operazioni, ma fonti vicine al governo parlano di “misure di continuità economica” necessarie per evitare interruzioni nelle forniture.
Gli esperti sottolineano che la rete di petroliere fantasma potrebbe includere società di intermediazione con sede in Asia e in Europa, utilizzate per mascherare la provenienza del greggio e mantenere attivi i canali di vendita.
La mossa rischia di inasprire ulteriormente le relazioni tra i due Paesi, già tese per le dispute territoriali sulle isole del Golfo e per il ruolo degli Emirati nelle alleanze occidentali. In un momento in cui la sicurezza energetica globale è fragile, il traffico invisibile di Hormuz diventa il simbolo di una guerra economica combattuta nell’ombra, dove ogni nave può trasformarsi in un messaggio politico.





