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La lenta crescita dell’attuale grande famiglia europea

La grande famiglia europea da 6 Stati nel 1957 agli attuali 27 mentre incalzano altri 9 Paesi con i rispettivi negoziati di adesione
martedì, 14 Aprile 2026
4 minuti di lettura

È il 25 marzo del 1957 quando 6 Stati decidono di creare una famiglia economica denominata Comunità Economica Europea (CEE), contestualmente alla creazione della Comunità europea dell’energia atomica (EURATOM), già appartenenti alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Essi sono l’Italia, il Belgio, la Francia, la Germania Ovest, il Lussemburgo e i Paesi Bassi che sottoscrivono il Trattato di Roma, entrato in vigore il 1º gennaio 1958.

Dal 1º gennaio 1973 le prime nazioni a farne parte sono la Danimarca, l’Irlanda e il Regno Unito. Quest’ultimo Stato però, dopo ben 47 anni, il 31 gennaio 2020, decide di fuoriuscirne. Il processo di uscita dall’Europa è ormai ben noto con il termine ‘Brexit’.

Nel 1981 vi aderisce la Grecia, alla quale seguono, nel 1986, il Portogallo e la Spagna. Poi una lunga tregua fino al gennaio 1995 allorquando vi aderiscono l’Austria, la Finlandia e la Svezia. Bisogna attendere il 2004 per prendere atto del consistente gruppo di ben 10 Paesi aderenti. È, infatti, il primo maggio del 2004 quando la Comunità europea si rafforza con la presenza di ben 10 Stati ed esattamente: Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria, mentre il primo gennaio 2007 ne faranno parte la Bulgaria e la Romania. L’ultima, in ordine di date, con effetti dal 1º luglio 2013, è la Croazia. A quella data si presenta, per la prima volta, un’Europa a 28 Stati, fino al gennaio 2020, data del ritiro del Regno Unito.

Requisiti per entrare a far parte della grande famiglia europea

Oltre al requisito della territorialità, quella geograficamente europea, bisogna promettere di conseguire determinati requisiti che sono, essenzialmente, criteri di natura politica, economica e, soprattutto giuridica, cioè riconoscere tutti i Trattati in vigore e le norme europee emanate o in corso di emanazione.

Il processo di adesione, ovvero di allargamento dell’Unione europea ad altri Stati comprende più fasi che sono, appunto, la candidatura con la domanda da parte del Paese interessato e segue la negoziazione a seguito dell’accettazione che presuppone il superamento di vari capitoli tematici e si conclude con l’atto tipico di adesione che consiste nella firma e nella ratifica del Trattato da parte di tutti gli Stati membri. È un percorso che riguarda l’adeguamento legislativo, cioè rispettare i principi di libertà, di democrazia e, in particolare, il rispetto dei diritti dell’uomo, oltre a tutta una serie di condizioni economiche.

I rapporti periodici della Commissione europea al Consiglio europeo – Riunioni conferenze di adesione

Sono conferenze intergovernative meglio note come ‘conferenze di adesione’ tra i ministri e gli ambasciatori degli Stati membri presso l’UE e del paese candidato. Negoziati che riguardano l’insieme del diritto e dei diritti comuni, suddivisi in diversi capitoli o gruppi di capitoli che comprendono diversi settori strategici. Le conferenze di adesione possono svolgersi a livello ministeriale o di supplenti. Ogni anno il Consiglio fa, di norma, il punto sui progressi compiuti da ciascun dei paesi candidati e partner dell’UE.

La Turchia, per esempio, ha una candidatura abbastanza datata, risale al 1999, con negoziati dal 2005. Ma, benché partner strategico, dal 2018 vive in una ‘fase di stallo’. Così anche l’Islanda, benché dal 1994 è parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) che si basa sulla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali. La domanda di adesione è del 2009 con relativo parere favorevole; mentre le procedure di negoziazione immediatamente avviate; il negoziato viene sospeso nel 2013 in vista delle imminenti elezioni politiche, ma la vittoria di partiti ‘euroscettici’ porta nel 2015 al completo ritiro della domanda di adesione, pur continuando a far parte dello Spazio Economico Europeo (SEE) dal 1994.

Gli altri 8 Stati candidati

Il Montenegro è paese candidato con domanda del 2008 e con negoziati in corso. Di 33 capitoli aperti ai negoziati ne risulterebbero chiusi provvisoriamente 14. Le verifiche di negoziati sono recentissime: la 24esima è di dicembre 2025, la 25esima di gennaio 2026 e, addirittura, la 26esima, è del 17 marzo scorso. Utilizza l’euro come valuta ufficiale in modo unilaterale già dal 2002 e ambisce a diventare membro dell’UE entro il 2028.

La Serbia ha presentato domanda di adesione nel dicembre 2009 conseguendo lo ‘status di paese candidato’ dal 2012 e negoziati dal 2014. Di 22 capitoli negoziati su 34 ne sarebbero chiusi solamente due. Un processo probabilmente più lungo visto le date sulla Conferenza di adesione del dicembre 2021 e quella di stabilizzazione del gennaio 2022.

Anche l’Albania ha la domanda di adesione dal 2009 ed è ufficialmente candidata per l’adesione all’UE con verifica del 2014. A suo favore promettono le riforme di libero mercato aperto agli investimenti stranieri oltre ad essere considerata la nazione tra le più emergenti d’Europa. La prima conferenza intergovernativa è del luglio 2022 e la settima conferenza è del novembre 2025.

La Macedonia del Nord è candidata alla adesione UE dal 2005, mentre la prima conferenza intergovernativa è del luglio 2022.

La Bosnia-Erzegovina ha presentato domanda nel 2016 ed ottenuto lo ‘status di paese candidato’ nel dicembre 2022. Deve attuare ben 14 priorità fondamentali indicate nel parere della Commissione europea del maggio 2019, tra le quali vi sono gli impegni stabiliti in un accordo politico e a portare a termine, anche con urgenza la riforma costituzionale ed elettorale, in linea con le priorità. L’ultima relazione sui progressi compiuti è del marzo 2024. Ucraina e Moldova hanno ottenuto la candidatura nel 2022 e nel 2024 sono stati avviati i negoziati di adesione.

Per la Georgia si presenta un quadro lievemente complesso e delicato pur avendo presentato domanda di adesione all’UE nel marzo 2022 ed ottenuto lo ‘status di paese candidato’ nel dicembre 2023. Il processo di adesione si è, di fatto, interrotto nel 2024 e sembra destinato a perdurare fino al 2028. Permane in essere la sola cooperazione del partenariato orientale (EaP), iniziativa che l’UE ha intrapreso dal 2009 per rafforzare l’associazione politica (l’aspetto democratico) e l’integrazione economica con 6 paesi dell’Europa orientale compreso il Caucaso meridionale e che, oltre alla Georgia, comprende l’Ucraina, la Moldova, l’Armenia, la Azerbaigian e la Bielorussia. Sembra, comunque, che la Giorgia sia – di massima – disponibile e pronta a sostenere le aspirazioni europee del popolo georgiano, compreso lo stesso percorso del Paese verso l’adesione nel momento in cui le Autorità georgiane dovessero decidere di invertire l’attuale linea d’azione, percepibile dallo stato politico generale e dall’interno clima sociale.

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