La Corte Suprema degli Stati Uniti sembra orientata a respingere la legge che consente di contare le schede elettorali pervenute in ritardo, anche se spedite entro i termini.
Una decisione che potrebbe avere ripercussioni significative sulla partecipazione elettorale, soprattutto in vista delle prossime tornate federali. Il caso riguarda la validità delle schede arrivate dopo la chiusura dei seggi, una pratica ammessa in diversi Stati ma contestata da gruppi conservatori che ne mettono in dubbio la costituzionalità.
Durante le udienze preliminari, la maggioranza dei giudici ha espresso scetticismo sull’idea che le legislature statali possano estendere il conteggio oltre il giorno del voto, anche in presenza di ritardi postali documentati. Secondo questa interpretazione, il principio della “Election Day” come momento conclusivo del processo elettorale dovrebbe prevalere su ogni flessibilità amministrativa.
Una posizione che, se confermata, rischia di penalizzare milioni di elettori, in particolare quelli che vivono in zone rurali, servite da sistemi postali meno efficienti. Le organizzazioni per i diritti civili hanno lanciato l’allarme, denunciando il rischio di esclusione per fasce vulnerabili della popolazione. Anche alcuni Stati, tra cui Pennsylvania e North Carolina, hanno difeso la validità delle regole attuali, sottolineando che il voto per corrispondenza è ormai parte integrante del sistema democratico.
Ma la Corte sembra intenzionata a restringere il campo, in nome di una lettura più rigida della legge elettorale. La decisione finale è attesa nelle prossime settimane. Se la Corte dovesse confermare l’orientamento emerso, il voto per corrispondenza potrebbe subire una battuta d’arresto, con effetti immediati sulla logistica elettorale e sul diritto di voto. In un Paese dove ogni regola elettorale è anche terreno di scontro ideologico, il verdetto rischia di ridefinire il confine tra accessibilità e rigore.





