Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro i porti iraniani nello Stretto di Hormuz è stato “completamente attuato” in 36 ore, secondo il Comando centrale americano, mentre si riapre uno spiraglio per nuovi colloqui tra Washington e Teheran con la mediazione del Pakistan. Donald Trump ha dichiarato che un accordo entro la fine di aprile è “più che possibile” e che un nuovo round potrebbe tenersi nei prossimi due giorni. Almeno otto petroliere hanno obbedito all’ordine statunitense di invertire la rotta senza operazioni di intercettazione, ha riferito il Wall Street Journal citando un funzionario americano. Tra queste la petroliera sanzionata Rich Starry, di proprietà cinese, rientrata verso il Golfo dopo avere tentato di uscire dall’area, secondo Reuters. Il nodo centrale resta il dossier nucleare, con Washington che chiede garanzie più ampie rispetto a quelle finora accettate da Teheran. Trump ha detto che la guerra è “molto vicina” alla fine, ribadendo che un accordo consentirebbe all’Iran di “ricostruire”, ma ha escluso per ora una proroga della tregua. Secondo la Cnn, il vicepresidente JD Vance potrebbe guidare la delegazione Usa in un secondo round. Da Teheran, il presidente Masoud Pezeshkian ha confermato l’apertura a un “dialogo costruttivo”, avvertendo che “qualsiasi tentativo di imporre la propria volontà o di costringere il Paese alla sottomissione è destinato al fallimento”. Il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha sottolineato da Seul che senza verifiche “molto dettagliate” e senza ispettori non ci sarebbe un’intesa reale ma solo “l’illusione di un accordo”.
Effetti militari ed economici
Secondo il Washington Post, il Pentagono si prepara a inviare migliaia di uomini aggiuntivi in Medio Oriente, tra cui il gruppo della portaerei USS George H.W. Bush e quello anfibio Boxer. A Parigi era atteso un vertice militare tra Paesi alleati, Italia compresa, per valutare lo sminamento dello Stretto dopo la cessazione delle ostilità. Da Roma il ministro Luca Ciriani ha avvertito che, se la crisi di Hormuz non si risolve, il rischio è una “stagnazione e recessione globale”, sottolineando il costo delle misure su bollette e carburanti. La compagnia australiana Qantas ha annunciato tagli ai voli domestici per l’impennata dei prezzi del carburante.
Trump contro Meloni
Nel pieno della crisi, lo scontro si è esteso ai rapporti tra Washington e Roma. Donald Trump ha attaccato Giorgia Meloni, dichiarando a Fox News che “non abbiamo più lo stesso rapporto” e accusando l’Italia di non aver sostenuto gli Stati Uniti “in questa situazione iraniana”, aggiungendo che “l’Italia importa molto petrolio dallo Stretto”. Già al Corriere della Sera aveva detto di essere “scioccato dalla mancanza di coraggio” della premier sull’Iran, mettendo in dubbio l’affidabilità dell’Italia come alleato. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di “divergenze d’opinione”, ribadendo che l’alleanza resta solida e che “quando non si è d’accordo lo si dice in maniera leale”, mentre le opposizioni hanno espresso solidarietà alla premier, definendo le parole di Trump un’ingerenza. Lo scontro si inserisce nella polemica sul Papa, dopo il sostegno di Meloni alle sue parole contro la guerra. Durante il viaggio in Africa, il Pontefice ha ribadito la necessità di “un messaggio di pace e di coesistenza”. Trump ha replicato accusandolo di non cogliere la natura del regime iraniano e affermando che è “assolutamente inaccettabile” che Teheran possa avere la bomba nucleare, mentre il vicepresidente (cattolico) JD Vance ha difeso la linea americana avvertendo che critiche degli alleati rischiano di indebolire il fronte occidentale.
Il caso del satellite cinese
Parallelamente il Financial Times ha riferito che i Pasdaran avrebbero utilizzato un satellite spia cinese, TEE 01B, per coordinare attacchi contro basi aeree americane in Medio Oriente. Pechino ha smentito: il ministero degli Esteri ha accusato “alcune forze” di “fabbricare voci” e associarle “maliziosamente” alla Cina, aggiungendo che si “oppone fermamente a questo tipo di pratica motivata da secondi fini”.Trump ha dichiarato a Fox Business di avere scritto a Xi Jinping per chiedere di non fornire armi all’Iran e di avere ricevuto una risposta rassicurante. La vicenda cade a un mese dal vertice di Pechino e complica il tentativo cinese di presentarsi come mediatore, dopo la proposta in quattro punti per il cessate il fuoco contro il ritorno alla “legge della giungla”.
Tregua in Libano
L’Iran continua a collegare la tregua con gli Stati Uniti alla guerra in Libano. Il ministro Abbas Araghchi ha ribadito che un cessate il fuoco stabile sarà possibile solo quando Israele fermerà le operazioni contro Hezbollah. Ieri l’esercito israeliano ha annunciato oltre 200 obiettivi colpiti nel Libano meridionale in 24 ore e nuove evacuazioni a sud del fiume Zahrani. Secondo Reuters, il governo israeliano avrebbe dovuto riunirsi per valutare un possibile cessate il fuoco con il Libano. Anche l’Unione europea ha chiesto di mantenere “lo slancio” del cessate il fuoco e di lavorare “in buona fede” a un accordo “globale e sostenibile”.





