Migliaia di persone sono tornate in piazza a Lisbona contro una crisi abitativa che sta diventando una delle principali emergenze sociali del Portogallo. Davanti al Parlamento, mentre i deputati discutevano i programmi di spesa del governo di centrodestra, una folla composta soprattutto da giovani ha reclamato il diritto a una casa accessibile, tra cori, tamburi e slogan.
La protesta arriva dopo giorni di tensione nella capitale, dove la polizia è intervenuta con manganelli e cani per sgomberare manifestanti e tende installate nelle piazze del centro. Le autorità stanno ora valutando se l’impiego della forza sia stato eccessivo. Il presidente António José Seguro ha convocato per la prossima settimana il Consiglio di Stato per discutere una mobilitazione che sta assumendo crescente rilevanza politica.
A spiegare la rabbia sono soprattutto i numeri. A Lisbona un appartamento con una camera può costare normalmente 1.500 euro al mese, mentre il salario minimo portoghese è di appena 920 euro lordi. Secondo un rapporto europeo, tra il 2015 e il 2025 il costo delle abitazioni in Portogallo è aumentato del 147%, terzo incremento più elevato nell’Unione europea dopo Ungheria e Lituania. E la corsa non si è fermata: tra il primo trimestre del 2025 e quello del 2026 i prezzi sono cresciuti di quasi il 20%, mentre gli affitti sono saliti del 68% dal 2020.
A pagare il prezzo più alto sono i giovani, molti dei quali rimangono a vivere con i genitori o sono costretti ad allontanarsi dalle città. Dietro l’impennata dei valori immobiliari vengono indicati diversi fattori: acquisti da parte di investitori e compratori stranieri, diffusione del lavoro da remoto, arrivo di pensionati dall’estero e soprattutto il boom turistico, che ha trasformato numerosi appartamenti dei centri urbani in alloggi per affitti brevi.
Il governo ha reagito promettendo 145 mila nuove abitazioni, incentivi fiscali alla costruzione e restrizioni sugli affitti turistici, ammettendo però che i risultati richiederanno tempo. Intanto la protesta portoghese segue quella esplosa in Spagna e si inserisce in un malcontento più ampio che attraversa diverse città europee. La casa, da problema economico, sta diventando sempre più una questione politica e generazionale.





